Ice Memory Sanctuary: il primo archivio mondiale dei ghiacci in Antartide

Quo Vadis?”. Questa è la (domanda) scritta sulla porta d’ingresso dell’Ice Memory sanctuary: una grotta naturale scavata nel ghiaccio artico a oltre 3.000 metri d’altezza, a pochi metri dalla stazione antartica italo-francese Concordia.
Inaugurata mercoledì 14 gennaio, la struttura è il primo archivio al mondo con l’obiettivo di preservare le informazioni climatiche contenute nei ghiacciai montani di tutto il mondo prima del loro totale scioglimento. Nello stesso giorno del “taglio del nastro”, sono state portate all’interno i primi due campioni (per un totale di 1,7 tonnellate) provenienti dai ghiacciai alpini: uno prelevato nel 2016 dal Monte Bianco, mentre l’altro nel 2025 dal Grand Combin, in Svizzera.

 

La loro conservazione è garantita dalle temperature naturali dell’Antartide, stabilmente intorno ai -52 gradi durante tutto l’anno. E presto arriveranno altre carote di ghiaccio provenienti dai ghiacciai del Tagikistan, dalle Ande e del Kilimangiaro. In totale la missione prevede di prelevare e custodire 20 campioni in 20anni.

Carote di ghiaccio: vere capsule del tempo

Carlo Barbadante, vicepresidente della Ice Memory Foundation e professore all’Università Ca’ Foscari Venezia, spiega che salvaguardare questi campioni significa offrire alle future generazioni la possibilità di studiare il passato con tecnologie che oggi ancora non esistono. Le carote di ghiaccio, infatti, custodiscono gas atmosferici, aerosol inquinanti e polveri rimasti intrappolati negli strati di ghiaccio per secoli e millenni. Si trattano di archivi climatici insostituibili, fondamentali per comprendere l’evoluzione del clima passato e migliorare le previsioni future.

Carota di ghiaccio
Ghiacciai in rapido declino

Dal 2000 a oggi, i ghiacciai hanno perso tra il 2% e il 39% della loro massa a livello regionale e circa il 5% a livello globale. Una perdita che rischia di cancellare informazioni fondamentali per la comunità scientifica e per i processi decisionali, anche in ambito politico. Ed è in risposta a quest’emergenza che nel 2015 è nato il progetto Ice Memory. Da dieci anni, infatti, il Consiglio Nazionale delle ricerche (Cnr) insieme all’università Ca’ Foscari di Venezia, il Cnrs francese, L’université Grenoble-Alpes (Francia), il Paul Scherrer Institute (Svizzera) e altri attori progettavano l’idea di conservare i ghiacciai.

«Siamo l’ultima generazione che può agire» ha detto Anne-Catherine Ohlmann, direttrice della Ice Memory Foundation, consapevole che in futuro sarà più complesso studiare i ghiacciai per via del riscaldamento globale. «Ma grazie alla caverna, ne conserveremo però ancora dei “cimeli” che, si spera, saranno in grado di rispondere a quell’iconica domanda: dove stiamo andando?».

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