Di Maio: «Voto su Rousseau sul mio ruolo di capo politico, non scappo»

Il capo politico del M5s Luigi Di Maio chiede di essere rilegittimato all’interno del Movimento dopo il tracollo elettorale delle Europee. Lo strumento sarà un voto (dalle 10 alle 20 di giovedì 30 maggio) sulla piattaforma Rousseau, perché gli iscritti – spiega il ministro – sono «gli unici a cui devo rendere conto del mio operato». Di Maio, sul Blog delle Stelle, annuncia anche possibili riflessioni su come deve cambiare l’ossatura dei Cinquestelle: «Se ci sono strutture o luoghi decisionali da creare, lo faremo» promette. Ma prima vuole capire se ha ancora la fiducia della base, soprattutto dopo le riflessioni di parlamentari importanti come Primo Di Nicola che si è dimesso da vicecapogruppo al Senato e Gianluigi Paragone che a ilfatto.it era stato il primo ad ipotizzare la revisione dei quattro incarichi del capo politico.

Appare riferito a pensieri come questo un passaggio del post sul Blog delle Stelle in cui Di Maio rivendica di non essersi mai risparmiato: «Mai avrei pensato che lavorare tanto potesse essere una colpa. Non mi sono mai risparmiato in nessuna campagna elettorale. Ce l’ho messa sempre tutta anche quando nessuno ci credeva. Avevo promesso a tutti di portare il Movimento al governo da candidato premier e ci siamo riusciti. Avevamo promesso il reddito di cittadinanza, quota 100, di smantellare il jobs act, di bloccare le trivelle in mare e aiutare le piccole e medie imprese iniziando ad abbassare le tasse. Di investire nell’innovazione e di bloccare alcune direttive che stavano distruggendo il commercio. È per questi obiettivi che ho deciso un anno fa di assumere l’incarico di ministro del Lavoro e dello sviluppo economico».

Nei Cinquestelle, intanto, in mattinata è stato ancora Paragone a parlare. Alla domanda se Luigi Di Maio sia ancora il suo leader, posta da Agorà su Rai3 ha risposto: «Sì, e infatti dopo il titolo di oggi in cui si riprende una frase che nell’intervista non c’è e siccome io non voglio passare per traditore, consegnerò le dimissioni da parlamentare, sarà lui a decidere che cosa farne. E se mi dice di restare resto, proprio perché c’è ancora un rapporto di fiducia». Il titolo a cui si riferisce Paragone è quello che sul Corriere della Sera sintetizza una sua intervista: «Ha fatto male pure da ministro». Titolo che Paragone ha smentito, oltre che in tv, anche su Facebook, confermando il contenuto dell’intervista. Il Corriere riporta tra l’altro queste parole a riguardo del Di Maio ministro: «Il Nord lo ha bocciato. I nostri referenti devono essere gli artigiani. Perché andare da Confindustria?». E al Lavoro, «mi è piaciuto. Ma se fai il decreto Dignità devi usare gli ispettori del lavoro come un esercito. Serve un ministro a tempo pieno».

Nell’intervista Paragone dichiara inoltre che al ministero dell’Economia, visto che «le chiavi di casa ora ce le ha Salvini», dovrebbe andare un esponente della Lega.

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