L’Amazzonia brucia, ma le foto sui social sono fake

Nell’era social, sono state tante le foto che oltre a documentare un evento, ne hanno influenzato gli sviluppi. Oggi, quella più chiacchierata e condivisa riguarda la foresta pluviale distrutta dalle fiamme: si tratta di quattro scatti ormai ricorrenti su internet, retwittati almeno 4mila volte, senza contare le condivisioni su instagram. E i tra i nomi illustri che hanno provveduto alla diffusione ci sono Leonardo DiCaprio, Brad Pitt ed Emmanuel Macron. Lo slogan è sempre lo stesso, ormai identico per tutte le tragedie (con doveroso cambio di oggetto, almeno): #prayforamazonia. Dopo giorni di mobilitazione di personaggi influenti da tutto il mondo, Jair Bolsonaro, presidente brasiliano, ha smesso di bollare l’emergenza come una bufala antisovranista e ha inviato 44mila soldati e arei militari nelle zone dove i fuochi sono più fuori controllo.

L’operazione durerà circa un mese per via della vastità dell’incendio e comunque l’Unione Europea non ha intenzione di chiudere gli occhi su quanto sta accadendo in Amazzonia. Il ministro tedesco Heiko Maas ha minacciato di rivedere l’accordo Ue-Mercosur se la lotta alla deforestazione non diventerà permanente e costante. Per Angela Merkel, poi, l’Amazzonia sarà il tema principale del G7.

La foto simbolo di tutta la mobilitazione, quella che ha fatto smuovere addirittura Bolsonaro grazie al suo fortissimo impatto sui social, è falsa. E’ la prima  volta che un’immagine così importante per le sorti e gli sviluppi di una causa è in realtà fake. La foresta che brucia nell’immagine rilanciata dal web è sì l’Amazzonia, ma risale in realtà al 2003. A scattarla è stato il fotoreporter americano Loren McIntyre, morto nel maggio dello stesso anno. A smascherare le foto fake diffuse con l’hashtag #prayforAmazonia è stato il sito di fact-checking Agencia Lupa. Madonna, per esempio, ha postato una foto dell’incendio scattata dall’alto che risale al 1989. Cristiano Ronaldo, invece, ha diffuso l’immagine dell’orizzonte in fiamme di Rio Grande do Sul, anno 2013. Una delle immagini più condivise, tra vip e non, è quella di due alci in fuga da una pineta in fiamme: non è ovviamente un habitat amazzonico. Si tratta infatti di un incendio in Montana (che spiega le alci), ma è tra le foto più diffuse online.

Meno d’impatto, ma decisamente più veritiere e più utili per capire l’emergenza, sono le foto satellitari dell’agenzia spaziale brasiliana (Inpe). Gli incendi sono raddoppiati dal 2013 e la deforestazione, capace di inghiottire l’equivalente di tre campi da calcio al minuto, è molto aumentata nei sette mesi di governo Bolsonaro in cui l’Amazzonia ha perso 3.500 km quadrati di alberi: il 39% in più del 2018. Risulta anche però che a bruciare sono molte aree già disboscate, in un processo di deforestazione che prosegue dagli anni ’70. Finora, il governo Bolsonaro ha tollerato le queimadas, fuochi appiccati da agricoltori e allevatori per preparare il terreno a nuove semine. Lo aveva promesso in campagna elettorale, ma adesso l’esercito potrebbe riportarle sotto controllo.

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