La Camera vota la fiducia
al governo: sono 343 i sì

Il governo Pd-M5S ha ottenuto il 9 settembre la fiducia alla Camera con 343 sì. 263 sono stati i no e 3 gli astenuti. Prima del voto, il premier Giuseppe Conte ha fatto il suo discorso alla Camera dei Deputati. Durante la replica, la Lega e Fratelli d’Italia hanno contestato duramente il premier definendolo un «Venduto, venduto!». Nel programma presentato, tra i punti più salienti c’è sicuramente l’invito a utilizzare un linguaggio più consono: «voglio lasciare alle spalle il frastuono dei proclami inutili e le dichiarazioni roboanti a favore di un nuovo lessico e di una lingua mite perché siamo consapevoli che la forza della nostra azione non si misurerà con l’arroganza delle nostre parole. Mi auguro che la sobrietà della maggioranza possa essere contagiosa e orientare positivamente i comportamenti dei cittadini, a iniziare dall’uso responsabile dei social-network, che non di rado diventano ricettacoli di espressioni ingiuriose e di aggressioni verbali. Non posso non stigmatizzare, ancora una volta, gli ignobili attacchi indirizzati, nei giorni scorsi, a due mie ministre, la senatrice Teresa Bellanova e l’onorevole Paola De Micheli, alle quali rinnovo la mia partecipe vicinanza».

Le misure

Il nuovo governo partirà dalla famiglia e dall’educazione. «Partiremo dagli asili nido — ha detto — Non possiamo indugiare oltre. Bisogna lavorare per una integrazione sempre maggiore delle donne nella vita sociale e produttiva». Il governo più giovane della storia della Repubblica si concentrerà anche sui giovani e giovanissimi e soprattutto su quelli del Sud costretti a espatriare. «Il primo obiettivo, in questo campo, sarà la lotta al precariato, con un coordinamento tra azione pubblica e privata. Il governo dovrà dettare le regole del gioco e elaborare una politica industriale. Rilanceremo gli investimenti e opereremo per trasformare l’Italia in una smart nation».

Non saranno dimenticati né i terremotati né i genovesi. Il nuovo governo lavorerà infatti per rendere la ricostruzione più veloce e non cambierà la sua linea sulle concessioni autostradali«Renderemo più efficiente e razionale il sistema delle concessioni — ha sottolineato — operando una progressiva e inesorabile revisione di tutto il sistema». Sarà quindi un governo per i giovani, che punterà all’innovazione ma anche al green. «Faremo di tutto per giungere a un green new deal per la rigenerazione urbana. Sarà un’azione articolata per lo sviluppo sostenibile che parta dalla salvaguardia dell’ambiente. Per esempio con lo stop a nuove concessioni per trivellazioni legate all’estrazione di idrocarburi, con conseguente riconversione energetica verso le fonti rinnovabili. Punteremo alla protezione della biodiversità e dei mari, il contrasto ai cambiamenti climatici e l’avvio di una politica di economia circolare che favorisca la cultura del riciclo e dismetta definitivamente la cultura del rifiuto».

Non sarà dimenticata la lotta all’evasione fiscale: «Tutti devono pagare le tasse, ma proprio tutti. Affinché poi tutti ne paghino di meno. Occorre anche contrastare le odiose forme di sfruttamento dei lavoratori che finiscono col creare quelle che una volta avremmo chiamato condizioni di schiavitù — spiega ancora il premier — e realizzare un piano strategico di prevenzione degli infortuni sul lavoro: il numero ancora troppo elevato di decessi e di gravi infortuni non può essere tollerato, non possiamo accettare che in Italia si possa morire nello svolgimento della propria attività legislativa».

Conte ha sottolineato che vuole neutralizzare le clausole di aumento automatico dell’Iva. «Realizzeremo questa visione tenendo conto dei vincoli di finanza pubblica e della sostenibilità del debito che avvieremo lungo un percorso di riduzione. In questo modo potremo arrivare a liberare nuove risorse da reinvestire». «Intendiamo introdurre il disegno costituzionale che prevede la riduzione del numero dei parlamentari — fa presente Conte —. E questo prevedendo un percorso volto a garantire le garanzie costituzionali».

E sul tema migranti, Conte fa sapere che sarà rivisto il Decreto Sicurezza bis «Non possiamo più prescindere da un’effettiva solidarietà tra gli Stati dell’Unione europea Solidarietà che è stata più volte annunciata ma mai realizzata concretamente. E’ necessario affrontare l’epocale fenomeno migratorio con una vera integrazione per chi ha il diritto di rimanere e il rimpatrio per coloro che non lo hanno. Rivedremo la disciplina in materia di sicurezza alla luce delle osservazioni critiche formulate dal Presidente della Repubblica». 

Le contestazioni

 Proprio durante il discorso di Giuseppe Conte alla Camera, in piazza Montecitorio hanno manifestato Fratelli d’Italia e Lega«Faremo una opposizione in modo serio in Parlamento e in mezzo alla gente, da nord a sud, città per città — ha detto Matteo Salvini —. Se per far dispetto a me si dovesse tornare indietro su quota 100 e tornare alla Fornero, o sul decreto sicurezza, non li lasceremo uscire da quel Palazzo, ci staranno giorno e notte, Natale e ferragosto». Presente, oltre Giorgia Meloni, anche il governatore della Liguria Giovanni Toti. In piazza c’erano diverse centinaia di persone con bandiere tricolori e striscioni in cui si leggeva: “Ladri di sovranità”, “In nome del popolo sovrano”, “No al patto della poltrona”, “Non in mio nome”. Meloni ha dato inoltre il “bentornato” a Salvini e si è detta “dispiaciuta” per l’assenza di Forza Italia in piazza. «Questo governo andrà in ginocchio in Europa, a fare gli interessi di qualcuno che non sono gli italiani» ha precisato. Il leader della Lega ha annunciato «una opposizione in modo serio in Parlamento e in mezzo alla gente, da nord a sud, città per città. Se per far dispetto a me si dovesse tornare indietro su quota 100 e tornare alla Fornero, o sul decreto sicurezza non li lasceremo uscire da quel Palazzo, ci staranno giorno e notte, Natale e Ferragosto», ha detto. 

Durante la replica, Conte ha risposto alle contestazioni accusando i deputati della destra che la richiesta di tornare al voto è stata irresponsabile perché non si può chiedere al Paese di tornare alle urne per seguire le volontà di una forza politica o del suo leader. Ha inoltre precisato che dopo la mozione di sfiducia i ministri leghisti non si sono dimessi e che «ai Consigli europei ci si deve andare sempre e bisogna andarci preparati ed è quello che noi faremo», facendo riferimento alle assenze di Salvini. 

La politica dei social

I giorni antecedenti il discorso alla Camera sono stati ricchi di polemiche e attacchi. Ovviamente la battaglia è stata combattuta su Twitter e Facebook. Ad aprire le danze è stata il ministro Teresa Bellanova. Il look scelto per il giuramento al Quirinale e il suo passato da bracciante e sindacalista, oltre al titolo di studio, hanno scatenato l’ira e lo scherno degli utenti di Twitter. E’ vero però che anche Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Giorgia Meloni ma anche lo stesso Matteo Renzi o Laura Boldrini sono stati – e lo sono ancora adesso  – presi di mira nei social. Nonostante questo, il vestiario della Bellanova e le conseguenti polemiche sono state al centro di ogni discussione social e non solo. A zittire tutti e a fornire in assoluto la migliore risposta è stata proprio il ministro che in un post su Twitter ha scritto: “La vera eleganza è rispettare il proprio stato d’animo: io ieri mi sentivo entusiasta, blu elettrica e a balze e così mi sono presentata. Sincera come una donna”.

Altro scandalo è stato dato da quanto scritto dal giornalista Fabio Sanfilippo su Facebook: «Ti sei impiccato da solo e questo è evidente. Io ne sono felice. Vabbè, si era capito. Ora perderai almeno il 20, 25 per cento dei consensi che ti accreditano i sondaggi, lo sai? E che fai? Non hai un lavoro, non sai fare niente, non hai un seggio da parlamentare europeo, hai perso il posto da ministro. Certo stai in Parlamento. Con la vita che ti eri abituato a fare, tempo sei mesi e ti spari nemico mio… Quello che non ti perdonerò è di aver plagiato la mente di due miei nipoti, con i miei figli non ci sei riuscito, cazzo. Ma li recupero, fidati. Mi dispiace per tua figlia, ma avrà tempo per riprendersi, basta farla seguire da persone qualificate». Parole dure che vanno al di là dei colori politici e delle idee tanto che la Rai ha deciso di avviare un procedimento disciplinare. Le frasi hanno spinto anche il nemico numero uno di Salvini, Matteo Renzi, a esprimere la sua solidarietà.

Sembrerebbe quindi che la politica ormai non possa prescindere dai social. Matteo Renzi, Matteo Salvini, Luigi Di Maio e i vari esponenti politici lo dimostrano ogni giorno. Accordi, liti, scuse, proposte di legge si giocano tutti sui social. Sembra quindi impossibile immaginare una politica senza le piattaforme virtuali. Uno spiraglio di luce arriva però dalla scelta di Luciana Lamorgese, nuovo ministro dell’Interno, di non essere su alcun social network.  La novità ha lasciato paradossalmente tutti a bocca aperta, ma ci si augura che possa essere un aspetto positivo e di buon auspicio.

Le reazioni

Il primo commento – ovviamente su Twitter – è di Nicola Zingaretti.

Dopo il segretario del Pd, è arrivato quello di Luigi Di Maio.

Giorgia Meloni non ha esitato a ribadire il suo no al nuovo esecutivo.

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