Iran, deputati bruciano bandiere USA al grido di «morte all’America»

Un gesto che lascia poco all’immaginazione, quello compiuto da un gruppo di deputati iraniani oggi, durante una seduta del Parlamento a Teheran. Alcuni politici hanno dato fuoco a bandiere americane fatte di carta, e anche ad un foglio rappresentante l’accordo sul nucleare da cui ieri gli Usa, per volontà del presidente Donald Trump, sono usciti. L’episodio è stato accompagnato dal canto «morte all’America», che in Iran è stato usato a lungo fin dal 1979, anno della rivoluzione islamica.

L’avvenimento di oggi è da considerare come una manifestazione pubblica della rabbia che sta attraversando l’Iran intero in queste ore dopo l’annuncio di Trump. Il presidente del Parlamento iraniano, Ali Larjani, ha definito «bullismo» il comportamento degli Stati Uniti per quanto riguarda l’accordo sul nucleare, e ha precisato come gli americani riceveranno dall’Iran una risposta che li farà rimpiangere la loro decisione. «L’Ue e altri partner dell’accordo nucleare sono ora responsabili di salvare l’accordo – ha continuato Larjani – Questa è una finestra attraverso la quale l’Ue può dimostrare se ha abbastanza peso per risolvere problemi internazionali o no».

A parlare è stato anche il presidente iraniano Hassan Rohani, che dopo l’annuncio di Trump è andato in diretta tv per commentare la notizia. «Teheran non abbandonerà l’accordo sul nucleare» ha sentenziato Rohani, aggiungendo anche che l’Iran comunque continuerà ad andare avanti sull’intesa con gli altri firmatari. Nel caso in cui i negoziati fallissero, il presidente ha affermato di aver «dato disposizione all’Agenzia per l’energia atomica iraniana di essere pronta a riprendere l’arricchimento dell’uranio come mai prima».

Da quando il presidente Usa ha annunciato la decisione di voler uscire dall’accordo sul nucleare, e reintrodurre le sanzioni entro 90 giorni, sono piovute critiche da (quasi) tutti i fronti: da Obama, che l’ha definito un errore, alla triade May- Merkel- Macron, che hanno espresso il loro rammarico e la loro preoccupazione per il ritiro dall’intesa sul nucleare. Unica voce fuori dal coro è stata quella del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha detto di aver apprezzato molto la decisione di Trump. (as)

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