La generazione Greta invade il mondo e rimprovera ‘nuovamente’ i politici

«Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia». Sono queste le parole che l’attivista svedese Greta Thunberg, 16 anni, famosa per aver dato vita alla mobilitazione #FridayforFuture contro i cambiamenti climatici, ha detto al summit sul clima alle Nazioni Unite a New York.  «Ci state deludendo – continua – ma i giovani stanno iniziando a capire il vostro tradimento, gli occhi di tutte le generazioni future sono su di voi, e se sceglierete di fallire non vi perdoneremo mai. Il mondo si sta svegliando e il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no».

Brividi. Parole semplici e potenti, che resteranno.[Qui trovate il discorso integrale di Greta al Vertice delle Nazioni Unite sul clima: https://www.theguardian.com/commentisfree/2019/sep/23/world-leaders-generation-climate-breakdown-greta-thunberg]#GretaThunberg

Pubblicato da Antonio Sicilia su Lunedì 23 settembre 2019

 

Il Summit – «Se sceglierete di fallire non vi perdoneremo mai»

Il 23 settembre è iniziato il vertice sul clima alle Nazioni Unite dove i leader, gli imprenditori, le ong e gli attivisti del pianeta hanno presentato atti concreti contro il cambiamento climatico.  Tra gli ‘ospiti’ inattesi c’è il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump che si è seduto in sala mentre il premier indiano, Narendra Modi, stava per prendere la parola.  Inaspettato perché il tycoon non avrebbe dovuto partecipare all’incontro tanto che la Casa Bianca aveva prenotato nel palazzo dell’Onu, causando diversi problemi logistici, un incontro sulla libertà religiosa a livello globale confermando lo scetticismo del presidente americano sui temi ambientali. «Non vuole partecipare al vertice sul clima – dice l’ex presidente irlandese Mary Robinson – e ritengo voglia creare un elemento di distrazione». Non partecipare all’incontro «ma essere presente al palazzo dell’Onu è un attacco» sottolinea David Waskow, direttore dell’iniziativa sul clima del World Resources Institute.

Gli Stati Uniti non erano l’unico paese non atteso. Tra i grandi assenti ci sono stati il Giappone e l’Australia, Paesi troppo legati al carbone. Presenti invece Cina e India, più volti criticati da Trump per gli elevati livelli di inquinamento oltre al premier della Gran Bretagna, Boris Johnson, il Presidente della Francia, Emmanuel Macron e il premier italiano Giuseppe Conte. A differenza di Trump, anche la Russia di Putin  considera la lotta ai cambiamenti climatici meritevole di attenzione tanto che ha firmato una risoluzione di ratifica dell’accordo di Parigi. Oltre alle parole di Greta, a scuotere l’anima dei leader politici (o almeno si spera) ci ha pensato anche Papa Francesco con un video messaggio. «Gli impegni assunti dagli Stati – dice – sono ancora molto ‘fluidi’ e lontani dal raggiungere gli obiettivi fissati».  Intanto Sessantasei paesi, 102 città e 93 imprese si sono impegnate durante il summit a raggiungere zero emissioni entro il 2050.

Youth Climate Summit all’Onu – «noi giovani siamo inarrestabili»

Fonte: ANSA

Nei giorni precedenti al Summit all’Onu, i giovani di tutto il mondo si sono incontrati dando vita allo Youth Climate Summit convocati dal Segretario Generale della Nazioni Unite Antonio Guterres. per dare vita a una serie di proposte da presentare il 23 settembre. «Milioni di persone in tutto il mondo, soprattutto giovani – ha detto Greta al fianco del segretario generale – hanno marciato e chiesto vere azioni sul clima. Abbiamo mostrato che siamo uniti, e che noi giovani siamo inarrestabili». Durante i due giorni, ci sono state discussioni aperte, con sessioni di domande e risposte dove i giovani, hanno avuto sempre il controllo dell’agenda su cui discutere. 

La generazione Greta

Greta non è l’unica giovane attivista che si batte per la Terra. In Canada, Emma Linn ha 18 anni e chiede ai governi una svolta seria perché altrimenti, a causa del cambiamento climatico, non metterà più al mondo dei figli. I giovani, rinunceranno ad avere una famiglia, se i leader del mondo continueranno a restare sordi agli appelli della scienza.

In Italia, la studentessa Federica Gasbarro e il ricercatore sul clima, Federico Brocchieri hanno rappresentato l’Italia sia allo Youth Climate Summit che al vertice dell’Onu. La Gasbarro, 24 anni, è stata tra le fondatrici a Roma del comitato cittadino di Fridays For Future. Brocchieri partecipa alla conferenza dell’Onu sul clima dal 2011 e ha collaborato con l’Italian Climate Network e con l’istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare.

Komal Kumar, attivista delle isole Fiji sostiene che la sua generazione «vive nella paura costante e con l’ansia del clima. Abbiamo paura del futuro. Ormai le cose sono bianche o nere per noi: ma noi non siamo delle polizze d’assicurazione, ma siamo degli esseri umani, siamo delle comunità». Wanjuhi Njoroge, attivista del Kenya ha invitato  tutti «a essere quel colibrì che spegne l’incendio nella foresta, mentre tutti gli altri dicevano che fosse impossibile».

La Greta tedesca ha 22 anni ed è Luisa Neubauer, in Inghilterra troviamo Anna Taylor, in Scozia Holly Gillibrand, Anuna De Wever e Adelaide Chailer in Belgio e Alexandria Villasenor in America.

 

I consigli ‘green’ dei giovani

La generazione Greta usa molto il motore di ricerca Ecosia, che esiste dal 2009 e permettere la riforestazione del pianeta facendo ricerche su Internet. Christian Kroll, suo ideatore, ha detto che l’80% dei proventi ricavati dalla pubblicità online è utilizzato per sostenere questi programmi. A fine agosto, con gli incendi in Amazzonia, è stato super scaricato dai ragazzi. Simile, almeno nell’intento, è l’app Treedom che consente di vedere il proprio albero crescere e ha permesso dal 2010 di piantare più di 600.000 alberi in Africa, America Latina, Asia e Italia.

Un altro dei gesti più diffusi è quello del passaggio dalle bottigliette di acqua minerale alle borracce di acciaio adottate soprattutto da molte scuole e università. Tanti studenti richiedono l’installazione di fontanelle di acqua dove poter riempire la propria borraccia e tante scuole stanno intervenendo con la distribuzione di borracce e con la creazione di distributori di acqua potabile.

Inizia a diffondersi un altro movimento che è quello del no-fly e cioè quelle persone che combattono il cambiamento climatico scegliendo di non usare un mezzo inquinante come l’aereo per i propri spostamenti se non quando strettamente necessario. Gli svedesi e la stessa Greta sono apripista di questa lotta. Uno su quattro, secondo un report di Wwf Svezia, ha scelto di non volare. «Viaggiare in areo fa fondere i ghiacci dell’Artico», spiega Greta che per raggiungere New York ha scelto la barga da regata Malizia II, guidata dagli skippe Boris Herrmann e Pierre Casiraghi di Monaco. Per calcolare le emissioni di Co2 che il nostro viaggio può generare, può essere utilizzato Ecopassenger.
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