Reggio Calabria, otto agenti indagati per tortura in carcere

Sono otto gli agenti del carcere “Panzera” di Reggio Calabria arrestati il 28 novembre 2022 per presunta tortura e lesioni personali aggravate ai danni di un detenuto. La vittima, il trentenne di origini campane Alessio Peluso, sarebbe stato pestato e messo in isolamento, il 22 gennaio 2022. La Procura della Repubblica ha richiesto la misura cautelare dei domiciliari e la sospensione dai pubblici uffici a due degli arrestati.

L’accaduto

Peluso, svela l’inchiesta coordinata dal pm Sara Pezzan, avrebbe messo in atto una protesta pacifica: si sarebbe rifiutato di tornare in cella dopo l’ora d’aria, ovvero il “passeggio esterno”.

Gli agenti avrebbero risposto trascinandolo in cella di isolamento, dove è stato massacrato con pugni e manganelli. Dopo averlo spogliato, lo avrebbero lasciato seminudo, al freddo, per ore. Per coprire il fatto avrebbero compilato false relazioni di servizio, con false accuse contro il detenuto. Nei giorni successivi, il comandante La Cava avrebbe tentato di costringere un altro agente a mostrargli le carte relative alla sorveglianza dell’uomo. Nonostante il tentativo dei responsabili di nascondere le violenze, le telecamere avrebbero rivelato l’accaduto.

L’indagine

Tra gli indagati c’è anche il comandante della casa circondariale “Panzera”, Stefano La Cava. A lui si aggiungono anche le accuse di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico per induzione, omissione d’atti d’ufficio, calunnia e tentata concussione. Il medico del carcere è accusato di depistaggio per aver mentito ai magistrati in fase di indagini e per il quale toccherà al giudice valutare la sospensione dell’attività professionale.

A far partire l’inchiesta, sono state le denunce dei famigliari di alcuni detenuti campani che hanno raccontato ai magistrati di abusi e violenze. L’unico episodio ricostruito sarebbe quello del pestaggio di Peluso, sufficientemente grave da convincere la procura diretta da Giovanni Bombardieri a chiedere e ottenere i domiciliari e altre misure cautelari. Il caso risale alla fine di gennaio 2022, quando in visite c’era l’ex ministro della Giustizia, Marta Cartabia.

La bufera giudiziaria

La bufera giudiziaria ha già travolto l’istituto penitenziario in passato. L’ex direttrice, Maria Carmela Longo è sotto processo dal 17 marzo 2022 per aver delegato di fatto la gestione del carcere ai clan, creando una corsia preferenziale che avrebbe creato per decine di detenuti, tra cui boss ed esponenti di primo piano della ’ndrangheta. L’imputata avrebbe messo detenuti appartenenti alle stesso clan nella stessa cella.

L’imputata dovrà rispondere di concorso esterno in associazione mafiosa.

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