Paramount compra Warner: come cambia l’industria cinematografica con Trump

Chi avrebbe immaginato che la casa di produzione con trenta candidature agli oscar venisse ceduta a quella che ne ha totalizzate zero? David Ellison ci è riuscito. Ha offerto 110 miliardi di dollari per assicurarsi l’operazione con Warner Bros. Discovery superando l’accordo che sembrava ormai blindato con Netflix.

L’annuncio delle major ha tagliato fuori il colosso dello streaming, che ha dichiarato di non voler procedere con ulteriori offerte. La Paramount, al netto di ulteriori sorprese, gestirà un’ampia fetta dei prodotti informativi e culturali. Non solo film e serie TV, ma anche notiziari, canali di spettacolo e intrattenimento. Una direzione senza precedenti in cui sullo sfondo c’è il legame tra Trump e il CEO dell’azienda.

I legami di Trump con gli Ellison

Se la probabile vittoria di Netflix era vista da molti come una minaccia per la distribuzione dei film nelle sale, l’acquisto di Paramount non è da meno. La differenza sostanziale è che la major hollywoodiana ha ottenuto anche le emittenti via cavo di Warner. La holding si è trovata nel giro di pochi mesi ai vertici della distribuzione e dell’informazione nazionale.

David Ellison ha fondato Skydance Media nel 2006 e ha iniziato a co-produrre film nel 2009 grazie ai fondi del padre, Larry Ellison, tra le persone più ricche al mondo secondo Forbes. Ha gestito la società per quindici anni fino al luglio del 2024, quando c’è stata la fusione con Paramount di cui è diventato CEO.
L’intesa che ha portato alla nascita di Paramount Skydance ha giovato a Donald Trump, soprattutto per i cambiamenti apportati alla trasmissione CBS news, che con la nuova direttrice Bari Weiss ha adottato una linea editoriale conservatrice.

Trump e il padre di David Ellison, Larry Ellison, fondatore di Oracle

Anche per la trattativa con Warner il presidente americano si è espresso in favore della famiglia Ellison, notoriamente in amicizia con Larry. In una dichiarazione rilasciata lo scorso dicembre, quando sembrava che Netflix avesse chiuso l’affare, ha detto «Sarò coinvolto in questa decisione» e rispetto a una potenziale concentrazione dei poteri ha aggiunto: «Non c’è dubbio che potrebbe essere un problema». Nessuna dichiarazione invece quando è stato finalizzato l’accordo tra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery.

Secondo il Wall Street Journal, David Ellison avrebbe già assicurato a Trump sostanziali cambiamenti per CNN, il network televisivo criticato dal presidente. Una virata verso l’orientamento ideologico del tycoon rischierebbe di occupare una grossa fetta di mercato, sbilanciandola artificiosamente in suo favore.

Il rischio monopolistico nel cinema e l’ingresso dell’AI

Anche sul fronte delle produzioni cinematografiche le criticità non sono poche. Chi dopo l’acquisto di Netflix preparava un epitaffio a Warner dovrà farlo anche questa volta. Basti pensare a uno dei film più importanti della stagione: Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson che ha ricevuto 13 nomination agli Oscar. Sotto una direzione così schierata e sempre più granitica è difficile pensare alla realizzazione di film autoriali, critici nei confronti del potere lobbistico, delle forze armate americane e del confinamento delle minoranze.

Il nuovo magnate di Hollywood vuole trasformare le sue società in «aziende ibride tech», utilizzando l’intelligenza artificiale per creare contenuti a ritmi incessanti. L’obiettivo è arrivare a trenta film l’anno snellendo i processi produttivi. Autori come Anderson rischiano quindi di trovare poco spazio, lasciandolo a prodotti lineari e meno complessi. Preconfezionati.

David Ellison, CEO di Paramount Skydance

L’appoggio del potere politico rischia di essere decisivo per l’offerta di film, serie TV e notiziari come non lo era mai stato prima. È successo tutto troppo in fretta, nel giro di un anno e mezzo lo scenario dell’informazione e dell’intrattenimento è cambiato radicalmente sotto David Ellison. È stata una scalata fulminea. Da zero trenta al match point sull’industria.

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