I New York Knicks battono San Antonio in gara 5 e sono campioni Nba 53 anni dopo

Cinquantatré anni di attesa, sogni infranti e delusioni cocenti. A New York il titolo conquistato dai Knicks è un urlo liberatorio, rimasto strozzato in gola per troppo tempo. Brunson e compagni battono San Antonio anche in Gara 5 e conquistano l’anello Nba, il sogno di ogni cestista. Nella Grande Mela esplode la festa, con l’Empire State Building che si tinge di arancione e blu per l’occasione.

Game, Set & Match

Ai Knicks basta il primo match point per laurearsi campioni Nba per la terza volta nella storia della franchigia (1970 e 73 le altre). In Texas va in scena l’ennesima partita decisa sul filo dei dettagli: gli Spurs cominciano l’ultimo quarto in vantaggio (72-65), ma ancora una volta New York è più cinica quando la palla comincia a pesare e il canestro sembra restringersi. E lo sa bene De’Aaron Fox, ancora protagonista in negativo.

Dopo la scelta molto discutibile nei secondi finali di Gara 4, lo spartiacque di questa serie finale, questa volta sbaglia quasi tutto negli ultimi dodici minuti. Chi si prende di nuovo la scena, invece, è OG Anunoby, l’uomo del destino per i nuovi campioni Nba. Prima con la zampata vincente che ha regalato ai Knicks il 3-1 e poi con i due tiri liberi decisivi in gara 5. La tripla della disperazione di Wembanyama è un mattone su cui si infrangono i sogni di gloria di San Antonio. Gli ospiti vincono in rimonta 94-90 e possono dare il via alla grande festa.

L’ultimo tassello

Da qualche stagione New York era tornata a essere protagonista ai Playoff, ma ogni volta sembrava mancare un ultimo tassello per puntare al colpo grosso. E dopo la Regular Season, chiusa al terzo posto, il dubbio che il copione potesse ripetersi aleggiava ingombrante dalle parti del Madison Square Garden. Nella post season, però, i Knicks hanno trovato il loro equilibrio: Jalen Brunson, Mvp delle Finals, a guidare il gruppo, supportato da un core che ha saputo dare ogni volta il suo contributo.

Anche l’allenatore Mike Brown è attore protagonista di questo thriller a lieto fine: l’ex coach di Sacramento ha preparato al meglio ogni serie contro le quattro squadre affrontate, ma soprattutto è riuscito a tatuare nella mente dei suoi ragazzi la volontà di non lasciare nulla di intentato. Se, come successo alla sua squadra, vinci 4-1 una serie in cui sei stato in svantaggio il 70% del tempo, vuol dire che hai saputo creare un’alchimia che si è rivelata decisiva. Quella che invece San Antonio ha smarrito per strada, proprio sul più bello.

Jalen Brunson, leader di questi Knicks

 Double face

Come sempre nelle competizioni, qualcuno esulta e l’altro si lecca le ferite. A San Antonio quest’anno tocca il ruolo più ingrato, ma il passare dei giorni lenirà il dolore e farà vedere il sereno all’orizzonte. Gli Spurs hanno saputo ricostruire dopo la fine di Duncan, Ginobili e Parker, tornando competitivi al massimo livello con un gruppo giovanissimo. Hanno in casa un fenomeno generazionale, Victor Wembanyama, e talenti come Castle e Vassell, che non potranno che crescere mettendo partite e minuti nelle gambe. Certo, dopo aver eliminato OKC resta l’amaro di non essere arrivati in fondo, ma l’anno prossimo avranno ancora più possibilità di mettere le mani su quel titolo che adesso è in viaggio, destinazione New Jersey.

New York, invece. Tempio e mecca della pallacanestro, ma che per molti anni ha vissuto di ricordi del passato. Questo trofeo è molto di più di un nome negli annali dello sport, è una rinascita di una franchigia che ha saputo ripartire dopo aver toccato il fondo. Un regalo a tutti quei tifosi appassionati che non hanno mai perso la fede per la squadra del cuore, anche quando disinteressarsi sarebbe stato indubbiamente più semplice. Come canta Cremonini, però, «New York è una scommessa d’amore”» E i giocatori l’hanno mantenuta. Il digiuno è finito, la storia è riscritta.

Pietro Santini

Cresciuto tra le montagne trentine, in città costruisco le mie basi da giornalista. Per fare dello sport, la mia grande passione, un lavoro. Collaboro con il quotidiano l'Adige. Ho svolto uno stage al canale tv di Sport Mediaset.

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