Usa-Iran verso l’escalation, Tajani: «carneficina inaccettabile»

Esiste un indicatore delle tensioni politiche spesso poco considerato, ma i mercati finanziari sono un termometro geopolitico molto sensibile. Di recente il prezzo dell’oro ha superato il record storico: 5.000 dollari all’oncia. Gli investitori internazionali vedono una nuova crisi all’orizzonte, traghettata dalla portaerei americana Lincoln verso l’Iran.

Il regime al collasso
La portaerei americana Lincoln

L’intelligence americana ha raccolto nuove informazioni sullo status del regime sfidato dalla protesta popolare. Sembrerebbe che gli ayatollah non siano mai stati così deboli. Il regime è al collasso dal punto di vista economico, delegittimato dal popolo e in difficoltà internazionale. Potrebbe esserci un attacco Usa, come suggerirebbe la portaerei Abraham Lincoln, che è entrata in modalità fantasma una volta avvicinatasi alle acque del Medio Oriente. Questa modalità solitamente prevede un attacco, poiché indica quando le imbarcazioni militari spengono ogni transponder e segnale, divenendo invisibili ai radar altrui.

Il pressing americano

D’altronde Donald Trump aveva detto agli Iraniani che «l’aiuto sta arrivando», tramite un post social a inizio gennaio. Ma all’interno dell’amministrazione americana non c’è una visione comune su cosa fare, vista anche l’opinione contraria ad uno strike degli alleati della regione, Arabia Saudita, Qatar e Emirati. Rimane dunque l’opzione di una pressione diplomatica unita a maggiori sanzioni. In quest’ottica i movimenti della Lincoln sarebbero per sottolineare la presenza e il pressing statunitensi.

Tra occupazione e indifferenza
Sono più di 30mila i manifestanti morti in Iran

Gli americani hanno imparato la lezione storica dai precedenti di Bush in Iraq e Obama in Libia: è meglio condure con il pressing i regimi al cambiamento piuttosto che imporre la democrazia con la forza dove questa non può resistere. È questo che gli iraniani chiedono: non i carri armati per le strade, ma una pressione diplomatica. La presa di coscienza da parte del mondo che non esistono solo due vie, l’occupazione o l’indifferenza, e che l’inerzia dà il tempo al regime di recuperare le forze. Infatti le reti regionali vicine a Teheran, i miliziani siriani e iracheni e gli Hezbollah in libano, hanno già fatto sapere che non staranno a guardare.

Tajani schiera l’Italia

Il popolo iraniano vuole che Khamenei sia internazionalmente ritenuto colpevole e processato per aver ucciso più di 30mila civili. Qualcosa potrebbe iniziare a muoversi, anche da parte dell’Unione Europea e dell’Italia. Il ministro degli esteri Antonio Tajani si è dichiarato pronto a sostenere la proposta europea di inserire Ali Khamenei nella blacklist delle organizzazione terroristiche. L’Italia si posiziona così al fianco della Germania, mentre Spagna e Francia sono contrarie. È un cambio di rotta significativo da parte delle istituzioni italiane, che fino ad ora avevano mantenuto una posizione cauta, ma come ha detto il ministro Tajani: «Adesso è in corso una carneficina e l’opposizione che era in piazza è stata massacrata. È inaccettabile».

Gli iraniani chiedono maggiori pressioni internazionali per far cadere il regime
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