Il conto alla rovescia per Grand Theft Auto VI, il fenomeno culturale destinato a cambiare il mondo videoludico per sempre, ha finalmente una data certa. Dopo tredici anni dall’uscita dell’ultimo capitolo, Rockstar Games, la casa produttrice del videogioco, ha annunciato che il sesto capitolo della saga sarà disponibile a partire dal 19 novembre 2026. Non sono poche le pagine social di aziende che negli States annunciano la sospensione dei propri esercizi in concomitanza con il global release del gioco. Altro che Festa dell’Indipendenza o Giorno del Ringraziamento, le aziende americane quest’anno si preparano a festeggiare San Grand Theft Auto.
FERIE PAGATE PER CRIMINI VIRTUALI
Burger Motorsports, azienda californiana specializzata nel tuning di auto, ha pubblicato sui propri canali social una comunicazione ufficiale che avvisa partner, fornitori, clienti e i dipendenti stessi che il 19 novembre l’attività sarà sospesa per «cause di forza maggiore». Il personale, si legge nella nota, si prenderà una «pausa operativa» perché un gran numero di dipendenti ha chiesto ferie quel giorno. Verosimilmente non tutti avranno spiegato il perché, ma guarda caso è proprio il giorno previsto (salvo ulteriori ritardi) di uscita dell’attesissima nuova avventura open-world di Rockstar Games.
Sono passati tredici anni e nel mentre sono cambiate ben tre generazioni di console. Dire che gli appassionati del franchise non vedono l’ora di mettere le mani sulla copia fisica o digitale che sia del videogioco sarebbe l’eufemismo del decennio, se non del secolo. La casa produttrice dal canto suo non fa altro che alimentare e pompare l’hype attorno all’uscita del gioco-ammiraglia destinato a decidere il futuro dell’azienda.
An entire company is shutting down operations on GTA 6 release day because so many people called out.
Burger Motorsports called it an “unprecedented cultural event” and decided to just give everyone November 19 off instead of forcing them to work. pic.twitter.com/yMzc7nFid3
— Pubity (@pubity) June 18, 2026
Ma il caso di Burger Motorsport non è l’unico, sono molte le aziende che in questi giorni stanno ricevendo richieste dai dipendenti per prendersi delle ferie o dei permessi. Mettetevi nei panni di un capo delle risorse umane che si vede sommerso di mail con richieste di assentarsi dal lavoro e l’oggetto delle mail che recita: «lancio di GTA VI». Perché diciamocelo, spiegare al proprio responsabile che si ha bisogno di un giorno libero per rubare macchine virtuali in una Florida digitale richiede un coraggio che forse non tutti possiedono.
D’altro canto cosa c’è di meglio di prendere un giorno di pausa dalla realtà per immergersi in un’altra fatta di pistole, inseguimenti della polizia e missioni dall’altissimo contenuto morale. Chi siamo noi per giudicare? C’è chi si prende le ferie per andare al mare, chi per un matrimonio, chi per un trasloco. E chi, semplicemente, per Vice City. Per dirla come farebbe CJ, il protagonista del capitolo di San Andreas: «Ah s**t, here we go again».
I COSTI DEL PROGETTO
L’attesa è stata ed è ancora tanta. Sicuramente per strategie di marketing, ma anche perché l’approdo a Leonida (il mondo in cui si disloca la storia del gioco) non è stato esattamente una passeggiata di salute, né per i giocatori né per le casse di Take-Two. Il viaggio infatti si è rivelato più tortuoso del previsto. Con ben due rinvii ufficiali sul groppone Rockstar ha messo a dura prova la pazienza dei fan e la tenuta nervosa degli investitori.
Ogni mese extra di sviluppo per rifinire e lucidare ogni singolo riflesso sulle carrozzerie di Vice City è costato, secondo le stime degli analisti, 10 milioni di dollari aggiuntivi. Il risultato di questa estenuante rincorsa alla perfezione? Un costo di sviluppo complessivo che ha polverizzato ogni primato nella storia dell’intrattenimento. Le stime più accreditate oscillano ormai tra 1 e 2 miliardi di dollari. Alcune proiezioni superano persino i 3 miliardi se si considerano anche il marketing globale e i costi dei salari accumulati in oltre una decade.
Per dare una proporzione al fenomeno, il mastodontico Grand Theft Auto V nel 2013 costò appena 265 milioni di dollari. Oggi ci troviamo di fronte all’opera pop più costosa mai creata dall’umanità. Ma un budget così titanico è un’arma a doppio taglio: quando l’attesa si protrae per oltre un decennio, il verdetto del pubblico non conosce sfumature. Il gioco è già condannato a essere un successo planetario senza precedenti o un flop epocale.
Per l’utente finale, miliardi di dollari e anni di progettazione non lasciano margine d’errore. Rockstar Games non ha il lusso di presentare semplicemente un buon videogioco, deve consegnare un capolavoro. I gamers di tutto il mondo sono già davanti alla console, con i pollici che si scaldano sugli analogici dei pad, pronti a incoronarlo o a farlo a pezzi. E con tredici anni di attesa sulle spalle, Rockstar sa bene che non ci sarà una seconda occasione per fare una prima impressione.