A meno di due mesi da un voto referendario che non vale solo la conferma della Riforma Nordio della magistratura, l’aria nel centrodestra si fa ancora più tesa. È il vicesegretario del Carroccio ed europarlamentare Roberto Vannacci a destare la preoccupazione dei più. L’ex generale dell’esercito è pronto alla frattura con la Lega per lanciare il suo partito? A far sorgere il dubbio sono gli indizi seminati negli ultimi mesi, ultimo dei quali la conferenza “Remigrazione e riconquista”. Questa è stata organizzata per l’avvio di una raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare.
La tensione con la Lega
Roberto Vannacci – da maggio 2025 vicesegretario della Lega – porta con sé un immaginario che non lascia spazio a mediazioni. Sia verso la base elettorale sia all’interno della Lega stessa: se in un primo momento fu accolto come risorsa comunicativa, la ‘vecchia guardia’ ha presto trovato nell’ex generale un fattore di destabilizzazione interna. C’è chi lo considera un asset, chi una zavorra, chi un errore strategico. Il protagonismo di Vannacci cresce ancor di più considerando le tensioni che nelle ultime settimane sta innescando nella coalizione di centrodestra.

A pesare non è solo l’assenza del vicesegretario dalla convention programmatica leghista a Roccaraso di 23-25 gennaio. Ad agitare i palazzi romani è l’ormai imminente lancio di una ‘Afd all’italiana’ (Alternative fur Deutschland, il principale partito dell’estrema destra tedesca), annunciata dall’ex generale. «Siamo pronti. Ma non sarà un’operazione di palazzo», sottolineano i fedelissimi della corrente vannacciana. I segnali di un’uscita prossima dalla Lega di Vannacci ci sono tutti: i tour nei teatri d’Italia (come il Beppe Grillo delle origini), il lancio del centro studi ‘Rinascimento nazionale’, un gruppetto di fedelissimi in Parlamento (Edoardo Ziello, Rossano Sasso, Emanuele Pozzolo, Domenico Furgiuele) pronti allo strappo verso una nuova componente del Gruppo misto.
Vannacci sta diventando il baricentro di una scossa che minaccia di radere al suolo gli equilibri di una Lega già uscita indebolita dalla tornata d’autunno delle elezioni regionali. Mentre la premier Giorgia Meloni è impegnata nella delicata fase che sta attraversando la diplomazia internazionale e Matteo Salvini nel tenere insieme i governanti leghisti del nord, il vicesegretario legista ha campo libero per parlare a un’Italia che si sente tradita dal realismo politico. In questo senso, l’autore de ‘Il mondo al contrario’ trova terreno fertile per i suoi valori e i suoi ideali. E quella frangia dell’elettorato italiano stanco e disilluso dell’agire dei partiti tradizionali, avrebbe nella sua figura un nuovo punto di riferimento nel panorama politico nazionale.
Remigrazione arriva in Parlamento.
Una delle ultime iniziative di cui Vannacci si sarebbe fregiato (in collaborazione con il deputato Furgiuele) è la conferenza in programma venerdì 30 gennaio nella sala stampa della Camera dei deputati: l’occasione è il lancio della raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare ‘Remigrazione e riconquista’, depositata lo scorso 17 gennaio dall’omonimo comitato (composto dalle sigle di estrema destra Casapound, Rete dei patrioti, Veneto fronte skinheads e Brescia ai bresciani). A presiederla è Luca Marsella, lo stesso Luca Marsella portavoce di Casapound (movimento politico di estrema destra con matrice neofascista).
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«L’Italia e l’Europa fronteggiano ormai da decenni un fenomeno migratorio di dimensioni enormi che si inserisce in un quadro più ampio di processi geopolitici ed economici, molto spesso, se non sempre, incentivati da centri di interesse che perseguono interessi e obiettivi contrari a quelli di nazioni e popoli. Dinanzi a questo fenomeno, che non si è arrestato con il trascorrere degli anni, ma ha continuato ad aumentare nonostante le misure di contrasto assunte, si impone una reazione più ferma ed energica» introducono l’appuntamento i componenti di ‘ReR’.
Remigrazione – letteralmente ‘migrazione indietro’ – è un neologismo entrato nel vocabolario politico nel 2025 per indicare il rimpatrio forzato (o volontario fortemente incentivato) di persone immigrate, nel paese d’origine. Nonostante il regolare permesso di soggiorno, la presenza di questi soggetti è ritenuta problematica. Già nel 2017 però, un gruppo di manifestanti a Borgosesia (Vc) ha interrotto una conferenza promossa dall’associazione culturale islamica cittadina sventolando uno striscione: “Remigrazione contro l’islamizzazione”.

La remigrazione irrompe nella scena nazionale a maggio 2025 con il Remigration summit organizzato in un teatro di Gallarate (Va). Oltre 400 i presenti al convegno internazionale tra leader dell’estrema destra, attivisti e spettatori di tutta Europa. «Io da ministro dell’Interno ho l’obbligo di garantire la libera espressione del pensiero da parte di chiunque» . Così il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva giustificato il mancato divieto del Remigration summit a seguito delle pressioni ricevute dal centrosinistra.
L’ombra del nuovo partito
Vannacci è considerato un unicum in Europa, un esperimento di populismo militare unico. Il sentore degli analisti politici è che l’ex generale stia testando il terreno per capire se sia possibile costruire un partito basato sulla coerenza dottrinale estrema (come la remigrazione e il no assoluto al riarmo), senza passare dalla mediazione di partiti tradizionali.
Oggi, a gennaio 2026, Vannacci non è più soltanto il ‘fenomeno editoriale’ del 2023 o l’eurodeputato da mezzo milione di preferenze alla prima campagna elettorale. Mentre i suoi colleghi studiano i sondaggi, il Generale studia le mappe. E la sua mappa indica una sola direzione: l’uscita da via Bellerio per conquistare il campo aperto della destra pura.
A cura di Martina Carioni