«Ce l’abbiamo fatta. Insieme abbiamo liberato l’Ungheria». Celebra così una vittoria schiacciante Peter Magyar, il 45enne a capo del partito Tisza che ha vinto le elezioni in Ungheria ottenendo 138 seggi contro i soli 55 di Fidesz. La mobilitazione del Paese è stata la più alta da quando è caduto il comunismo nel 1989: quasi l’80% degli aventi il diritto al voto si sono recati alle urne. Il regno di Viktor Orbán finisce così dopo 16 anni, con il partito d’opposizione che si assicura la “super maggioranza” in parlamento che consente di modificare la Costituzione. Un passaggio fondamentale per poter assicurarsi il potere per davvero nella democrazia illiberale costruita da Orbán.

Una vittoria per l’Europa
L’Unione Europea tira un sospiro di sollievo e si prepara a un tanto agognato cambio di passo. «Il cuore dell’Europa stasera batte più forte in Ungheria», commenta su X Ursula von der Leyen, presidente della commissione Ue. I leader del Vecchio Continente infatti vedono questa vittoria come un possibile spartiacque e la chiusura di anni di scontri tra Bruxelles e Budapest. La vicinanza di Orbán alla Russia di Vladimir Putin è stata una spina nel fianco non ininfluente: l’Ungheria è stato il paese che ha sempre bocciato ogni sanzione contro Mosca e in favore di Kiev, abusando del diritto di veto in più occasioni.
Le reazioni
In un discorso sorprendentemente in anticipo Orbán si congratula con l’opposizione, ma promette: «Non ci arrenderemo. Mai, mai, mai». La sua sconfitta pesa non solo a Mosca, che aveva trovato in Budapest un alleato inestimabile, ma anche dall’altro lato dell’Oceano Atlantico: Donald Trump aveva apertamente parteggiato per l’amico Viktor, con tanto di visita del Vice Presidente JD Vance nella capitale ungherese durante gli ultimi giorni di campagna elettorale. Dall’Italia arrivano le congratulazioni della premier Meloni a Magyar, oltre ai saluti e ringraziamenti a Orbán, con cui ha sempre avuto uno stretto rapporto di vicinanza politica.
Congratulazioni per la chiara vittoria elettorale a Peter Magyar, al quale il governo italiano augura buon lavoro. Ringrazio il mio amico Viktor Orban per l’intensa collaborazione di questi anni, e so che anche dall’opposizione continuerà a servire la sua Nazione. Italia e…
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) April 12, 2026
Peter Magyar

Peter Magyar ha vinto perché si è proposto come il volto nuovo e pulito che ha scoperchiato il vaso di Pandora delle corruzioni del governo orbaniano. Ex membro del partito Fidesz, lo abbandona con toni critici, ma anche perché trovava poco spazio per la sua carriera politica: i vertici di Fidesz lo consideravano troppo autonomo. Così finisce il matrimonio con il partito di Orbán e inizia l’ascesa con Tisza. In campagna elettorale ha puntato soprattutto su un tono più amichevole nei confronti di Unione Europea e Nato, diventando la stella del movimento europeista. Tuttavia il 45enne, avvocato padre di tre figli, è stato vago sugli altri punti della sua agenda politica. Vago sull’Ucraina, vago sul voto unanime europeo, vago sulle importazioni di gas russo e sul rispetto delle minoranze. Rimane un nazionalista “anti-woke”, legato al mondo conservatore del centro-destra ungherese. Se ci si possono aspettare cambiamenti nell’approccio all’Ue, in politica interna molte cose potrebbero non cambiare.
Quello che è certo è che dopo 16 anni il vento sul Danubio è cambiato, e porterà una trasformazione anche in Europa.