Un secolo fa la scoperta del Polo Nord: la missione del dirigibile Norge

Era l’11 maggio del 1926, cento anni fa, quando il dirigibile Norge, progettato dall’ingegnere italiano Umberto Nobile, sorvolò il Circolo Polare Artico. Fu il momento in cui l’uomo scoprì il polo Nord. Al suo posto sulle mappe dell’epoca c’era un’enorme area ancora sconosciuta, l’Artico, ultima frontiera inesplorata della Terra. A quell’epoca ciò che si sapeva del suo conto era la sua ostilità, un deserto di ghiaccio che costringeva ogni tecnologia a fallire.

Dirigibili vs aeroplani

L’obiettivo della spedizione non era solo quello di arrivare al polo Nord, ma di attraversare per la prima volta l’intera calotta polare per mappare ciò che si nascondeva in quella regione inesplorata. All’inizio del ‘900 c’erano due visioni contrapposte. Da una parte c’era chi sosteneva il primato degli aeroplani e dall’altra chi invece preferiva i dirigibili, considerati gli unici mezzi capaci di coprire lunghe distanze senza dover fare scalo.

Gli aeroplani tuttavia non erano ancora pronti per una sfida del genere. Il grande esploratore norvegese Roald Amundsen era stato colpito da un’avaria ai motori che lo costrinse a un atterraggio di fortuna. Serviva un’idea completamente diversa: l’idea arrivò da Umberto Nobile.

Il dirigibile Norge

Il protagonista dell’impresa fu il dirigibile N-1, poi ribattezzato Norge, considerato ai tempi un prodigio della tecnologia italiana. Lungo 106 metri, quanto un campo da calcio e alto quanto un palazzo di sei piani.

Norge, il dirigibile che ha scoperto il Polo Nord

La spedizione partì il 10 aprile da Roma e dopo un lungo viaggio in cui si fermò a Pulham nel Regno Unito, a Oslo e a Leningrado, l’attuale San Pietroburgo, il 12 maggio sorvolò il Polo Nord geografico e il 14 maggio dopo un volo interminabile di 171 ore, atterrò a Teller in Alaska.

Lo schianto dell’Italia

Il successo non durò molto. Dopo la trasvolata Benito Mussolini lo nominò generale a soli 41 anni. Fu così che si innescarono forti tensioni con Amundsen, che mal sopportava il protagonismo di Nobile. E anche con l’allora Ministro dell’aeronautica Italo Balbo che considerava i dirigibili una tecnologia obsoleta.

Fu in questo contesto che due anni più tardi, nel 1928, Nobile organizzò la seconda sfortunata spedizione al Polo Nord col dirigibile Italia, gemello del Norge. Senza disporre però dei finanziamenti statali. L’Italia dopo aver raggiunto il Polo terminò la propria corsa schiantandosi al suolo a causa di una tempesta. Fu la fine della carriera di Nobile. Prima andò in esilio in Unione Sovietica dove diresse il programma di costruzione di dirigibili, e poi negli Stati Uniti dove insegnò ingegneria a Chicago.

Marco Fedeli

Calciofilo, milanese ma col cuore al mare. Mi occupo di sport e di esteri, ma anche di intelligenza artificiale. Ho svolto lo stage a Sky Sport.

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