L'anniversario

Un anno dopo gli incendi: come sta Los Angeles?

Un anno fa Los Angeles era stretta da un cerchio di fuoco. Quattro incendi hanno distrutto più di 16mila edifici, cancellato quartieri per quasi 200 chilometri quadrati e spezzato 31 vite. Un anno dopo Palisades, il quartiere più colpito, vede i profili di nuove strutture di legno: l’opzione migliore per le migliaia di persone in lotta con le assicurazioni e disperate dalla voglia di tornare a casa.

Una rinascita difficile

La strada per la ricostruzione è ancora lunga. Durante i primi sei mesi dopo il disastro più di 2,5 milioni di tonnellate di detriti, cenere, metallo, cemento e suolo bruciato sono state portate vie. Poi i lavori hanno rallentato e 12 mesi dopo in vista ci sono solo gli scheletri di legno delle prime strutture provvisorie.

I permessi di ricostruzione rilasciati sono 2.600, il 41% delle richieste ricevute. Più del 70% degli sfollati rimangono tali: migliaia di persone perse fra i lunghissimi passaggi burocratici e in competizione uno con l’altro per l’assegnazione delle case temporanee in uno dei più costosi mercati immobiliari degli Stati Uniti. Solo i più ricchi riescono a ricostruire. La maggior parte sono sotto-assicurati e hanno fatto ricorso a prestiti e indebitamenti. C’è chi deve ancora pagare mutui per edifici che non esistono più e chi è riuscito a ricevere un’agevolazione che ha scadenza annua e si ritrova quindi a gareggiare contro il tempo.

Gli incendi di gennaio 2025
Mancanza di fondi e risposte

Un anno dopo il disastro è ancora una ferita aperta. Non solo economicamente (sono circa 131 miliardi di dollari le perdite calcolate), ma anche politicamente e socialmente. Dei 40 miliardi di dollari di assistenza federale richiesti, solo 6 miliardi sono stati mandati ancora dall’amministrazione Biden. Mentre il presidente Trump ha ricollocato i fondi stanziati, ritardando gli aiuti e il sostegno soprattutto nelle aree guidate da avversari politici, qual è il governatore democratico della California Gavin Newsom.

Fra gli sfollati, in molti si chiedono se sarà mai possibile ricostruire una comunità intera. Le piccole attività sono andate perse, scuole e asili non ci sono più. Una comunità vibrante e multiculturale è stata spezzata e ancora ci si chiede chi c’è dietro al disastro. Il 29enne accusato di incendio doloso da cui sarebbe partito l’inferno si è dichiarato non colpevole. Intanto molti hanno abbandonato e venduto quel che rimaneva delle proprietà. Mentre chi le ha ancora teme che siano contaminate da detriti cancerogeni e metalli pesanti e si ha paura a tornare. La fatica della ricostruzione si scontra con la domanda: “E se accadesse di nuovo?”.

“Design for disaster”

Funzionari di Los Angeles, ricercatori, gruppi no-profit cercano di mettere insieme i pezzi di ciò che è andato storto (molto) e cosa deve migliorare (tutto). Le riserve d’acqua disponibili per i vigili del fuoco non erano sufficienti, le evacuazioni frenetiche hanno bloccato le persone lungo le strette e tortuose vie a strapiombo sull’oceano e gli ordini di evacuazione non hanno raggiunto migliaia di persone. I dati pubblicati dall’US Forest Service mostrano che la problematica non è limitata alla Los Angeles che già nel 1961, dopo un altro terribile incendio, era stata definita “Design for disaster” dal LA Fire Department. La storia nella città più grande della California si è ripetuta, e nel resto dell’America ci sono più di 1.100 comunità in 32 Stati con caratteristiche simili a quelle di Los Angeles. Progettate per il disastro.

La distruzione del quartiere di Palisades
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