Trump va da Xi: il punto sull’incontro ad alta tensione geopolitica

“We will drill baby, drill!”. Scaveremo e scaveremo, aveva preannunciato Donald Trump in campagna elettorale. Un plauso al petrolio e alla sua estrazione, il motore dell’economia che avrebbe trainato la nuova Golden Age americana, con buona pace degli ambientalisti. Dopo quasi due anni dal ritorno di The Donald alla Casa Bianca il mondo sta vivendo uno choc energetico che fa tornare gli incubi della crisi petrolifera del 1973. Il blocco dello stretto di Hormuz, da dove transita la maggior parte del commercio di petrolio globale, è diventato un asso nella manica del regime iraniano che l’azione congiunta di Usa e Israele voleva colpire a morte, offrendo allo stesso tempo un assist prezioso per un altro grande colosso: la Cina.

Pechino in vantaggio

La carenza di petrolio, l’aumento dei costi, l’insicurezza generale hanno portato molti ad accelerare la corsa alle energie strategiche. Allo choc energetico si risponde con le tecnologie verdi, di cui la Cina è sovrana. Così produzione ed export di Pechino crescono. Le esportazioni di pannelli solari cinesi nel resto del mondo sono raddoppiate. Solo a marzo, mese dell’inizio della guerra con l’Iran, Pechino ha venduto al resto del mondo l’equivalente della potenza del fotovoltaico della Spagna. Così si è sbriciolata la volontà di Trump indebolire il Dragone con l’attacco all’Iran, bloccando l’accesso alle risorse, poiché Pechino compra la maggior parte della sua energia. Xi Jinping sembra dunque presentarsi all’incontro da una posizione di vantaggio. L’ultima volta che i due leader si sono incontrati è stato ad ottobre, in Corea del Sud, un incontro che ha portato ad un freddo accordo commerciale. Invece l’ultima volta di un presidente Usa in Cina risale a 9 anni fa, sempre sotto la presidenza di Trump.

Donald Trump e Xi Jinping al centro, accompagnati da Peng Liyuan e Melania Trump, durante l'incontro del 2017
Donald Trump e Xi Jinping al centro, accompagnati da Peng Liyuan e Melania Trump, durante l’incontro del 2017
La posta in gioco

Ci sarebbe dovuto essere un altro incontro, programmato per la fine di marzo di quest’anno, ma era stato fatto saltare dalla parte americana, forse sperando di poterlo riorganizzare una volta finita la guerra in Iran, per mettere il presidente statunitense in una posizione migliore al tavolo delle trattative. Invece il tempo dell’incontro è arrivato,mentre la guerra continua.

Un militare di Taiwan osserva il transito di navi da guerra cinesi nello stretto che separa l’isola dalla terraferma

Questa è la cornice in cui si colloca il prossimo incontro Washington-Pechino. Un summit con un’alta posta in gioco. Pechino spingerà sul piano delle trattative le tre T: un accordo sulle Tariffe doganali, l’accesso libero alle Tecnologie nel campo dei semiconduttori e Taiwan. Soprattutto Taiwan: Xi vuole che Trump neghi l’indipendenza dell’isola. Washington invece spingerà per accordi economici da spendere politicamente e un aiuto sul fronte delle guerre. Trump vuole che Xi entri a far parte dell’operazione per riaprire lo Stretto.

Le aspettative dell’incontro sono alte e tanti sono i punti che i due leader si apprestano a trattare.
Tuttavia è anche alta la probabilità che da questo summit nasca solo un tiepido accordo commerciale, che aiuti i due paesi a ridurre la reciproca dipendenza traghettandoli fuori da un periodo economicamente complesso. A fine settimana sapremo come si evolverà il complesso rapporto tra l’Aquila americana e il Dragone cinese.

Martina L Testoni

Sono nata e cresciuta a Brescia dove il mondo mi sembrava piccolo e chiuso. Poi, quasi all’improvviso, mi sono trovata a vivere tre mesi a Los Angeles e girando per l’America ho scoperto quanto è bello il mondo e quanto sono incredibili le relazioni politiche che lo fanno girare. Dopo un viaggio in Giappone, di questo mondo mi sono innamorata. Ora lo voglio raccontare e spiegare, per portarne un pezzetto a tutti con le parole.

No Comments Yet

Leave a Reply