Trump contro la digital tax: «dazi al 100% per Francia e Italia»

Trump minaccia dazi fino al 100% nei confronti dei Paesi dell’Unione Europea.

L’annuncio arriva dall’aereo presidenziale, mentre il presidente è in volo per Londra, dove proprio oggi, 3 dicembre, avrà inizio il summit della NATO. Il confronto tra Trump e i vertici europei si apre con la tensione tra la Casa Bianca e l’Eliseo, con la digital tax come causa scatenante.

I FRANCESI NEL MIRINO

A poche ore dall’incontro bilaterale tra Emmanuel Macron e Donald Trump, la Francia è finita nel mirino degli USA.  Per il presidente degli Stati Uniti Google, Facebook e Amazon sono intoccabili, e il 3% della digital tax, approvata proprio da Macron, rappresenterebbe «il crescente protezionismo degli Stati membri dell’Unione europea» contro l’America.

Da qui la minaccia di una rappresaglia doganale degli Stati Uniti che costerebbe carissimo alla Francia, con punte del 100% e per un valore di 2,4 miliardi sui beni esportati. Le tariffe colpirebbero 63 categorie di prodotti, dallo champagne alle borse, fino ai cosmetici e i formaggi.

La crisi tra Francia e Stati Uniti era già scoppiata lo scorso agosto, ma un accordo sembrava averla congelata. Il compromesso, che prevedeva un ipotetico rimborso delle imposte in favore delle aziende americane, sembra non bastare più agli Usa.

LE MOTIVAZIONI USA

A proporre il pesante dazio è stato uno dei più grandi fautori dell’ “American First”, Robert Lighthizer, Segretario al Commercio USA. A sua detta, la digital tax sarebbe una misura presa dall’Unione Europea «che prende di mira ingiustamente le compagnie americane con tasse sui servizi digitali» .

A prevedere questa tassa costrittiva è “Section 301”, una misura approvata dal Congresso nel 1974. Questa consente all’amministrazione di varare misure commerciali di ritorsione contro Paesi stranieri, sebbene non sia mai stata applicata dalla fondazione del WTO.

I dazi, comunque, non entrerebbero in vigore prima della metà di gennaio. Sono infatti previste 7 audizioni prima che la proposta venga approvata. Le parti interessate hanno tempo fino al 14 di gennaio per inviare eventuali commenti al governo.

UN CASO EUROPEO

«Questo non e’ il comportamento che ci aspettiamo dagli Stati Uniti nei confronti di uno dei suoi principali alleati, la Francia e in generale l’Europa», afferma il ministro delle Finanze transalpino, Bruno Le Maire.

A essere a rischio non è solo la Francia. Anche l’Italia ha previsto un’aliquota del 3% per i colossi del web nella legge di bilancio del 2020, e tasse simili sono state introdotte anche da Turchia e Austria.

L’UE promette una risposta forte e unita contro le nuove sanzioni ed è pronta a schierarsi con Le Maire, fermo sulle sue posizioni: «Noi non rinunceremo mai e poi mai alla nostra intenzione di tassare in modo giusto i giganti tecnologici».

Federica Ulivieri

Nasce sulla costa Toscana e si laurea magistrale in Storia Contemporanea a Pisa. Vola nelle lande desolate dello Yorkshire, dove inizia a occuparsi di traduzione. Un inverno troppo rigido la fa tornare in Italia, un po' pentita di averla lasciata. Le piace scrivere di esteri, con una predilezione per l'Africa. Fa teatro da 15 anni, una passione che le permette di esprimersi e di coltivare l'altro settore di cui adora molto scrivere, quello della cultura.

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