Usa, Trump: «Basta con il pessimismo di Greta»

Non cita Greta Thunberg, ma si scaglia contro gli attivisti climatici definendoli “profeti di sventura” da respingere. Elenca i primati dell’America, raggiunti da quando è presidente e rivendica l’intesa con la Cina, sottolineando però la superiorità statunitense.

È un Donald Trump rilassato, talmente tanto da arrivare (in elicottero) con venti minuti di ritardo sul palco di Davos, il summit economico all’insegna del cambiamento climatico, giunto al cinquantesimo anno. Non mostra alcun cenno di nervosismo né preoccupazione per l’impeachment che nelle prossime ore lo vedrà protagonista a Washington.

Sicuro, elogiativo, forse fin troppo: «Due anni fa avevo preannunciato un grande ritorno dell’America. Oggi sono orgoglioso di dire che l’America sta vincendo di nuovo, come mai prima» esordisce. Nel corso del discorso esalta più volte la sua amministrazione: «Da quando sono presidente c’è stato un rilancio spettacolare dell’economica Usa: siamo nel mezzo del boom senza precedenti».

Cina e Uk, Trump: «Ottimi rapporti»

Spende parole di pace per molti Paesi, in primis la Cina: «Il rapporto con Xi è ottimo, mai stato migliore» dice, ma precisa che «il suo Paese è più indietro rispetto agli Stati Uniti» di Trump, senza il quale «le cose erano destinate a peggiorare».

Parla di straordinari rapporti con la Gran Bretagna e in particolare con il primo ministro inglese Johnson, definito «meraviglioso».

I primati dell’America che vince e la frecciatina a Greta

Poi elenca numeri positivi per gli USA che sembrano assistere al ritorno del sogno americano. «Si investe qui, perché – dice – non c’è posto migliore dell’America. Fate come noi, rimuovete le barriere burocratiche e investite».

Gli Usa di Trump stanno vivendo un periodo di crescita straordinaria, contro ogni previsione, anche quella del Fondo monetario che a Davos nella giornata di ieri ha individuato un rallentamento dell’economia. Tutto questo grazie ai nuovi trattati commerciali, ben lontani dagli obiettivi green di Greta e del Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. L’unica iniziativa annunciata di Trump all’insegna della sostenibilità è la proposta del World Economic Forum di piantare mille miliardi di alberi entro il decennio. Ma a questo, nel pomeriggio, Greta risponde: «Piantare gli alberi non è abbastanza. Bisogna fare di più».

Trump torna poi ad elogiare l’America: «È finita l’era dello scetticismo verso gli Stati Uniti e le aziende sono tornate nel nostro Paese». Come un comandante al proprio trionfo, Trump elenca le sue conquiste: investimenti, sviluppo, riforme per i cittadini e le famiglie, disoccupazione ai minimi e «7 milioni di nuovi posti», un numero da lui stesso definito «impensabile».

Un presidente talmente autocelebrativo da azzardare il paragone, al termine del suo discorso, tra sè e i signori della Firenze medievale, in grado di costruire una bellezza architettonica come il Duomo, pur non avendo a disposizione la tecnologia: «ma non si sono fermati per questo e alla fine ce l’hanno fatta». Come è sicuro di farcela lui alle elezioni di novembre.

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