Al fianco dei manifestanti contro gli Ayatollah. Questa è la posizione di Donald Trump. “L’aiuto è in arrivo” ha detto il presidente statunitense che poi sul suo social Truth ha scritto: “Patrioti iraniani continuate a protestare contro le vostre istituzioni. Conservate il nome degli assassini e di coloro che compiono abusi. Pagheranno un prezzo alto per questo. Ho cancellato tutti gli incontri con i funzionari iraniani fino a che non si interrompe l’insensata uccisione di manifestanti. L’aiuto è in arrivo” e poi conclude scrivendo MIGA, ovvero Make Iran Great Again. Lo slogan non è la prima volta che compare. Sulla falsa riga del ben noto Maga, l’acronimo era presente su un cappellino rosso indossato in passato da Lindsey Graham, senatore repubblicano, che ha paragonato Trump a Reagan “quando si tratta di proteggere i vitali interessi dell’America”.
L’azione americana
Le promesse di Trump lentamente si stanno concretizzando: il presidente Usa ha cancellato tutti gli incontri con esponenti dello stato iraniano e imposto sanzioni del 25% a chi intrattiene relazioni commerciali con Theran. Questo ha subito destato l’ira della Cina, uno dei principali paesi importatori di petrolio iraniano. Pechino ha infatti subito definito i nuovi dazi “illegali”. Simile anche la reazione della Russia, che definisce i nuovi dazi “un ricatto”: secondo Mosca le minacce di raid americani sono “assolutamente inaccettabili” e la situazione avrà “conseguenze terribili” per il Medio Oriente.
Il piano militare
A livello militare invece al momento non c’è nulla di certo. Nei giorni scorsi fonti della Casa Bianca avevano parlato di cyber attacchi. La portavoce Karoline Leavitt infatti ha fatto sapere che il presidente Usa non ha partecipato alla riunione del consiglio nazionale per valutare le opzioni militari in Iran. Nulla di fatto anche secondo Axios che riporta la voce di un funzionario secondo cui la fase decisionale su un’azione militare è ancora lontana, anche perché secondo il segretario di Stato Marco Rubio l’amministrazione americana sta valutando un’azione che non preveda l’intervento militare. E così si fa strada l’ipotesi un attacco informatico.
Il ruolo di Pahlavi
Secondo Axios, il consigliere della Casa Bianca, Steve Witkoff, ha incontrato Reza Pahlavi. Il figlio dello scià deposto nel 1979 è apparso più volte nelle tv americane chiedendo un supporto di Whastington. Pahlavi è per il popolo iraniano una figura molto divisiva, per alcuni è simbolo di modernizzazione e riallacciamento dei rapporti con l’occidente, per altri di repressione. Il principe, in un’intervista al Corriere della Sera ha chiesto un intervento americano. «Per noi, il sostegno degli Usa per difendere i civili e neutralizzare la macchina repressiva è benvenuto. Non servono stivali stranieri sul campo, ma azioni che impediscano ai pasdaran e alle forze di sicurezza di continuare la violenza contro il popolo. Negoziare con la dittatura non porterà la pace».