Nella serata di lunedì 1 giugno, dopo che i media di stato iraniani avevano annunciato l’interruzione dei contatti con gli Stati Uniti incolpando l’avanzata di Israele in Libano, Donald Trump ha telefonato a Benjamin Netanyahu. Axios ha definito la discussione la più dura in assoluto tra i due leader.
La telefonata
Secondo quanto trapelato il presidente americano sembra aver attaccato Netanyahu, l’uomo che lo ha spinto a iniziare questa guerra e che ora sembra far di tutto per non chiuderla. Sembra che Trump abbia insultato il premier israeliano: «Sei un pazzo. Se non fosse per me saresti in prigione. Ti sto salvando. Tutti odiano Israele a causa di questo». Il riferimento al carcere riguarda un processo per corruzione al premier Neatanyahu cominciato nel 2020. Sui social c’è chi non si è lasciato sfuggire l’occasione per mettere in scena la furente telefonata in stile soap opera grazie all’uso dell’intelligenza artificiale.
@hatimsshorts Trump Calls Netanyahu After The Ceasefire 😂 After announcing a ceasefire on social media, Trump suddenly calls Netanyahu… and completely loses his patience. 😂 Made with AI, just for fun. #Trump #Netanyahu #PhoneCall #Usa #Funny ♬ original sound – Hatim’s Shorts
Le reazioni
Un funzionario vicino a Netanyahu parlando della telefonata ha riportato una versione più morbida, senza insulti pur riconoscendo le differenze fra le due amministrazioni per quanto riguarda l’operazione in Libano. Tuttavia, è stato lo stesso Donald Trump a confermare più tardi in un’intervista con la giornalista Miranda Devine le parole fatte trapelare da Axios. Il tycoon ha però subito ribadito la sua vicinanza al premier israeliano. «Ero un po’ turbato dai suoi continui combattimenti in Libano – ha detto Trump – Ma mi piace molto Bibi. E lavoro molto bene con lui». Parlando poi dei negoziati ha affermato: «I miei cambi di linea non sono per confondere Teheran, sono fatto così». Che sia tattica o personalità, il risultato rimane uno stallo. Trump vuole che l’Iran rinunci al nucleare ma Teheran rimane sulla sua posizione: «La delegazione negoziale iraniana insiste sul nostro diritto all’arricchimento dell’uranio, sulla revoca delle sanzioni e sul risarcimento dei danni», dichiara il vicepresidente del Parlamento Mojtaba Nikzad.

Le complicazioni nel Golfo
La reazione di The Donald agli attacchi israeliani in libano è stata aggressiva perché intralciano i già difficili negoziati con Teheran, mentre la pressione di gran parte del mondo politico statunitense, repubblicani compresi, inizia a farsi sentire. Sono numerosi i funzionari critici di Netanyahu e di questa guerra che grava sempre di più sui conti degli americani. Questo non significa che la relazione tra Usa e Israele cambierà, è molto più probabile che i due continueranno a coordinarsi e agire insieme. È chiaro però che la situazione per Trump si è fatta sempre più difficile, anche per quanto riguarda la relazione con i paesi alleati del Golfo.
La guerra continua
Nelle ultime 12 ore almeno 17 persone sono state uccise in una serie di attacchi israeliani nel sud del Libano. Mentre è di un morto e diversi feriti il bilancio dell’attacco con droni e missili iraniani contro un terminal dell’aeroporto del Kuwait. In Bahrein il Comando Generale delle Forze di Difesa ha intercettato tre missili e accusa Teheran. Trump chiama Bibi «pazzo». Netanyahu minimizza «si litiga come nelle migliori famiglie». I parlamentari iraniani affermano: «non ci fidiamo del sorriso nemico». E il mondo continua a bruciare.
