Tornano le teorie del complotto sulla Luna: stavolta c’entrano anche social e AI

Alcune idee non muoiono mai. Sono incollate al genere umano con la colla vinilica. Fanno parte di noi. Come il sogno di viaggiare nello spazio profondo tra pianeti e stelle lontane. O come l’assurda convinzione che sulla Luna non solo non ci abbiamo mai messo piede, ma non ci siamo mai imbarcati in una simile missione. D’altronde ha una tradizione quasi secolare la teoria complottistica che nega l’allunaggio e che vede nelle missioni spaziali un’estensione degli studios di Hollywood. Lo stesso sta succedendo ora con la missione Artemis e con i quattro astronauti a bordo dell’Orio che dopo aver ammirato il lato oscuro della Luna stanno tornando sul nostro pianeta. Adesso però, a differenza del passato, ci si mettono anche i chatbot di intelligenza artificiale e i social a rendere il quadro ancora più complesso.

“Robe” da social

I social, terreno fertile per tutto ciò che è ai limiti dell’assurdo, sono stati invasi dai più disparati complottismi. Alcuni che pensano di aver appena scoperto una verità inconfessabile rivelano che l’astronave sia in realtà un camper con le pareti verdi adatte per montare gli effetti speciali.


Qualcuno si spinge più in là, realizzando un cortometraggio pubblicato su TikTok per dimostrare che basta una sedia da ufficio e uno schermo che simula un oblò spaziale per ottenere un effetto non troppo diverso da quello che ci hanno mostrato gli astronauti. Come se non ci fossero tutte le altre testimonianze foto e video dei momenti prima, durante e dopo il lancio da Cape Canaveral.

Un AI “birichina”

Ci si sono messi perfino i chatbot di intelligenza artificiale a rendere la situazione più paradossale. Sulle immagini dello spazio e della Luna che hanno fatto il giro del mondo, Grok e ChatGPT, sollecitati dagli utenti sui social media, hanno sostenuto che quelle immagini fossero false. Diverse persone hanno sfruttato le risposte dei sistemi AI per tentare di smascherare l’agenzia spaziale statunitense e alimentare le proprie narrazioni complottiste facendo leva sulla presunta autorevolezza della tecnologia. A qualche ora di distanza, tuttavia, gli stessi chatbot hanno iniziato a modificare le proprie risposte, confermando l’autenticità delle foto. Questo però non è bastato. Molti hanno interpretato il cambio di posizione come un segnale di manipolazione, continuando a credere che le immagini fossero contraffatte.

Aspettando… la luna

Anche se sembra che ci stiamo muovendo sul proscenio di una commedia dell’assurdo di Samuel Beckett in realtà queste teorie hanno una lunghissima tradizione. Il primo a lanciare l’accusa infondata è stato un ufficiale di marina statunitense, Bill Kaysing, con un libro autopubblicato nel 1976: Non siamo mai andati sulla luna.

“Non siamo mai andati sulla Luna” di Bill Kaysing

Una truffa da 30 miliardi di dollari. L’ufficiale aveva soltanto una laurea in letteratura inglese e nessuna conoscenza tecnica di viaggi nello spazio. L’idea del finto allunaggio è stata rilanciata prima dalla Flat Earth Society, un’associazione terrapiattista, poi dal film Capricorn One, dove viene simulato l’atterraggio su Marte in modo non troppo diverso da come i complottisti immaginano il primo allunaggio.

Marco Fedeli

Calciofilo, milanese ma col cuore al mare. Mi occupo di sport e di esteri, ma anche di intelligenza artificiale. Ho svolto lo stage a Sky Sport.

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