
Sale la tensione internazionale nei confronti degli Stati Uniti. Nel paese stanno aumentando i casi di viaggiatori bloccati alla dogana americana al loro arrivo. Alcuni vengono respinti, altri vengono portati in centri di detenzione con motivazioni poco chiare. Il nuovo fenomeno potrebbe impattare negativamente sul turismo degli USA e i dati mostrano già un calo delle prenotazioni.
LE STORIE
Da settimane per alcuni turisti europei e canadesi il viaggio negli Stati Uniti si è trasformato in un incubo. I controlli alla dogana hanno preso una brutta piega: alcuni viaggiatori sono stati fermati, trattenuti in centri di detenzione oppure rispediti nei paesi d’origine. Tra questi Fabian Schmidt, 34enne tedesco con la carta verde, è stato fermato in un aeroporto di Boston per una vecchia accusa – poi caduta – per possesso di marijuana. È stato poi trasferito in un centro di detenzione nel Rhode Island. È sua madre a dire ai media che il figlio «è stato interrogato violentemente» all’aeroporto, prima di essere spogliato e costretto ad una doccia fredda. Anche Jessica Brösche, 29enne tatuatrice di Berlino, è stata fermata al confine Messico-Usa mentre viaggiava con una sua amica. È stata trattenuta per sei settimane, di cui sette giorni di isolamento, nel centro di detenzione di Otay Mesa.

Vicenda simile quella di Lucas Sielaff, 25enne della Sassonia-Anhalt, in viaggio con visto turistico insieme alla fidanzata americana Lennon Tyler. È stato fermato dalle autorità e bloccato per due settimane. Alla testata tedesca Der Spiegel ha raccontato di essere stato arrestato «con una catena attorno allo stomaco, le manette e i ceppi alle gambe». Sielaff e gli altri hanno detto di non aver ben capito perché sono stati trattati come criminali. Un’attrice canadese di “American Pie” è stata tenuta in cella per dodici giorni poiché il suo visto di lavoro era scaduto. Non le è stata data neanche la possibilità di contattare i familiari e chiedere aiuto ad un avvocato.
CONTROLLATI TELEFONI E COMPUTER
È diverso, ma ugualmente preoccupante, l’episodio di uno studioso francese del Cnrs (Centro nazionale francese per la ricerca scientifica), in viaggio negli Usa per partecipare ad una conferenza. È stato bloccato all’aeroporto di Houston il 9 marzo. Gli ufficiali dell’Immigrazione hanno trovato nel suo telefono e nel computer messaggi di “odio e complottismo” contro l’amministrazione Trump. Philippe Baptiste, il ministro dell’Educazione superiore e della ricerca francese ha rivelato l’episodio all’agenzia France Presse. «La misura apparentemente è stata presa dalle autorità americane perché il telefono del ricercatore conteneva conversazioni con colleghi e amici. Lì esprimeva un’opinione personale sulla politica di ricerca dell’amministrazione Trump», ha spiegato il ministro. L’incidente ha suscitato preoccupazioni tra la comunità scientifica internazionale, chiedendosi cosa comporti questa vicenda per la libertà accademica e il diritto di esprimere opinioni politiche.

L’espulsione potrebbe non essere casuale viste le forti critiche che il ministro Baptiste aveva espresso nelle scorse settimane all’amministrazione Trump. Critiche che riguardavano i tagli alla ricerca, suggerendo agli scienziati che lavorano negli Stati Uniti di considerare la Francia come una destinazione alternativa. «Saremmo certamente felici di accoglierne alcuni», aveva dichiarato.
LE POLITICHE AMERICANE
In passato ci sono già stati casi in cui i turisti sono stati respinti se avevano irregolarità o denunce pregresse, ma negli ultimi episodi l’Ufficio Immigrazione non ha dato spiegazioni chiare in merito alla detenzione temporanea, oltre a riservare ai turisti un trattamento inaudito. Come spiega il New York Times, pur avendo il visto o l’autorizzazione elettronica l’ESTA, il documento che i viaggiatori verso gli Usa devono richiedere al governo americano, l’ingresso negli Stati Uniti non è garantito, perché l’ultima parola resta agli agenti di frontiera. Inoltre, la legge federale dà ampi poteri a questi ultimi, che possono perquisire i beni dei viaggiatori, inclusi telefoni e computer, senza bisogno di sospettare un illecito.

Pedro Rios, direttore di American Friends Service Committee, dice però che in 22 anni non ha mai visto un accanimento simile nei confronti dei turisti europei, con tanto di manette. Secondo il Wall Street Journal, è stato il presidente Donald Trump a ordinare ai funzionari di guardia l’inasprimento dei controlli alla dogana.
Il governo tedesco, allarmato dai casi che riguardano i suoi cittadini, ha aggiornato i consigli di viaggio per i tedeschi verso gli Usa, oltre ad aprire un’indagine sulle vicende. Sul sito web del ministero si legge: “Una condanna penale negli Stati Uniti, false informazioni sullo scopo del soggiorno o anche un lieve superamento del visto all’ingresso o all’uscita possono portare all’arresto, alla detenzione e all’espulsione all’ingresso o all’uscita”. Tra i consigli per i viaggiatori adesso c’è anche l’avvertimento che il possesso di un documento ESTA non garantisce automaticamente l’ingresso negli Stati Uniti.
RISCHIO CALO TURISMO NEGLI STATI UNITI
Gli episodi recenti stanno generando un clima di tensione internazionale, tanto da impattare anche sul turismo negli Stati Uniti. La Tourism Economics, società di consulenza di Oxford Economics che si occupa di svolgere analisi di previsione economica, ha stimato che nel 2025 si registrerà un calo di turisti del 9%. Tra le cause, la guerra dei dazi intrapresa da Trump, la nuova amministrazione repubblicana e la percezione che i turisti siano visti negativamente dagli americani. Il Corriere della Sera ha spiegato che chi viaggia verso gli Usa comincia a fare valutazioni sull’opportunità di rimandare o cancellare il viaggio. In particolare, ha verificato che secondo i dati del Dipartimento americano della sicurezza interna, nei primi due mesi del 2025 gli stranieri sono calati rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso: -9,5% dall’Italia, -6% dalla Francia, -7% dalla Germania.