Su Instagram e TikTok un nuovo trend sta conquistando sempre più utenti: il #koreanbaseballai. Il format è semplice: si parte da una ragazza – reale o generata – seduta sugli spalti di una partita di baseball o di basket e, attraverso l’Intelligenza artificiale e i filtri, il suo volto viete trasformato nella sua versione “perfetta”. Il risultato? Volti levigati, simmetrici e iperfemminili che finiscono per imporre canoni estetici artificiali, sempre più difficili da raggiungere e da distinguere dalla bellezza naturale.
PARAMETRI ESTETICI AI
La figura della tifosa sugli spalti ha sempre esercitato un certo fascino e c’erano tempi, ancora non sospetti, in cui si inquadravano bellissime ragazze intente a godersi la partita, senza alcun intervento artificiale. Basti pensare al caso del 2024, quando, durante la partita di basket tra Olympiacos e Asvel Villeurbanne, era stata ripresa per pochi secondi una donna dalla bellezza magnetica con i capelli castani a caschetto e gli occhi verdi. Il video era diventato subito virale e le persone nei commenti avevano iniziato a chiedersi chi fosse, fino a scoprire che si trattava della modella kosovara Marigona Gona.
Non è più scontato imbattersi in video reali come in quel caso, anzi. Sempre più spesso i contenuti che diventano virali sono alterati o interamente costruiti con l’AI. E se nei meme l’artificialità rimane evidente, quando entrano in gioco i canoni estetici tutto diventa più sottile. La perfezione digitale viene proposta come naturale, alimentando un’immagine femminile distante dalla realtà, e aprendo a narrazioni potenzialmente pericolose, in cui le imperfezioni vengono condannate. Tradendo anche lo scopo iniziale di piattaforme come Instagram: mostrarsi in modo più autentico possibile.
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Così si è arrivati, adesso, a video di donne bellissime sugli spalti di partite NBA o baseball con caratteristiche quasi identiche: capelli fluenti, occhi da cerbiatto, nasino all’insù, labbra carnose, zigomi alti, trucco impeccabile. Vengono riprese dai maxi-schermi mentre sorridono, si sistemano i capelli o seguono la partita. Alcune influencer, come Clizia Incorvaia e Soleil Sorge, hanno partecipato al trend – forse anche per gioco – pubblicando video modificati di loro sugli spalti. Quelle ragazze esistono, ma contemporaneamente non esistono più: il volto finale è una costruzione artificiale pensata per sembrare reale abbastanza da ingannare chi guarda. E funziona: quei contenuti accumulano milioni di visualizzazioni, like e commenti adoranti. Ma quanti utenti si rendono davvero conto di stare guardando un volto modificato dall’AI?
LA STACEY FACE
Si tratta di un trend che rientra nella cosiddetta “Stacey Face”, l’idea diffusa online della donna “perfetta”. Chi rientra in questi parametri irraggiungibili è una Stacey, altrimenti, nel migliore dei casi, una Becky, cioè con una ragazza normale, passabile. Una classificazione tossica che trasforma la bellezza in una gerarchia.
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Il problema non è soltanto l’uso dei filtri, ormai normalizzato da anni sui social, ma la difficoltà crescente nel riconoscerli. L’AI sta rendendo questi volti sempre più realistici e, di conseguenza, sempre più influenti. Il rischio è che questi standard vengano interiorizzati senza accorgercene, soprattutto dai più giovani. Non a caso, sempre più chirurghi estetici raccontano di ricevere pazienti che mostrano immagini generate dall’Intelligenza artificiale come modello da raggiungere. «Vorrei diventare così», dicono, anche se in realtà quel volto non esiste.