Slovacchia, attentato a Fico: premier in pericolo di vita

Robert Fico attentato

Un grido e cinque spari. Il presidente slovacco Robert Fico si accascia a terra. È sollevato da due o tre uomini della sua guardia del corpo che lo trasportano di forza dentro la sua auto nera. È trasportato nell’ospedale più vicino, poi in un secondo per essere operato. E dopo ore di apprensione, non sembra essere più in pericolo di vita.

Cosa è successo

Mercoledì 15 maggio, appena terminata una riunione con i suoi ministri, Fico esce dalla Casa della Cultura di Handlova (città a 150 chilometri da Bratislava). Piazza Banikov, davanti all’edificio, era stata opportunamente transennata per permettere la tranquilla riuscita dell’incontro. Il premier 59ene cammina accompagnato dai suoi fedelissimi e si avvicina a un manipolo di suoi sostenitori. Stringe una mano, poi un’altra. Si sente un urlo: «Robert, vieni qui!». Dalla folla sbuca una pistola. Un uomo preme il grilletto, cinque volte, prima di essere neutralizzato.

Colpito a bruciapelo, con pallottole tra petto, spalla e addome. Fico è trasportato in elicottero all’Ospedale Roosevelt di Banská Bystrica a una trentina di chilometri da lì. Di lui per ore non si sa più nulla, se non gli scampoli di informazioni ufficiali rilasciati da esponenti del suo governo. «Le condizioni restano estremamente critiche: i traumi che ha riportato Fico sono gravi», le parole del ministro della Difesa Robert Kalinak. «È in pericolo di vita».

A tutto il personale medico sono sequestrati i telefoni per ore, finché non termina il lunghissimo intervento chirurgico. Qui si può finalmente tirare un piccolo sospiro di sollievo. «L’operazione è andata bene per quanto ne so», ha rotto il silenzio il vicepremier Tomas Taraba parlando con la BBC. «Credo che alla fine sopravvivrà». Il premier è stato posto in stato di coma farmacologico, ma alcune tv locali non escludono che la situazione sia ben più grave di quanto trapeli.

Chi è l’attentatore

L’uomo fermato dalla polizia è il 71enne Juraj Cintula Bran. Nato a Levice in Slovacchia, nel 2016 aveva fondato un comitato anti-violenza descritto come «nuovo partito per fermare il dilagamento dell’odio in Europa». Nel tempo libero amava scrivere poesie (che pubblicava sulla sua pagina Facebook) e aveva addirittura fondato un club letterario. L’arma la possedeva legalmente: aveva richiesto e ottenuto il porto proprio nel 2016. Quando, mentre lavorava per un servizio di sicurezza privato in un centro commerciale, era stato aggredito da un tossicodipendente. Il figlio, raggiunto dalla testata slovacca Aktuality.sk, ha raccontato che Cintula «certo non ha votato Fico». E che anzi alle ultime elezioni avrebbe votato Slovacchia Progressista, partito all’opposizione.

Juraj Cintula slovacchia
Juraj Cintula, 71 anni, subito dopo essere stato fermato dalla Polizia

Eppure fino al 2022 il 71enne aveva fatto parte degli Slovenski Branci (letteralmente Coscritti Slovacchi). Si tratta di un gruppo paramilitare filorusso di estrema destra. E allora perché, da pro Putin convinto, l’uomo avrebbe dovuto sparare a un premier che come Fico non nasconde le sue simpatie per Mosca? Semplice… perché dall’invasione dell’Ucraina in poi, il mito di Putin era caduto anche per Cintula: «È solo un aggressore». Secondo alcuni report, le prime parole dopo l’arresto sarebbero state: «Sono in disaccordo con la linea del governo». Il che confermerebbe i primi timori di un attacco a sfondo meramente politico.

No Comments Yet

Leave a Reply