«Si può essere felici quando gli altri non lo sono?» e «Abbiamo il controllo delle nostre parole?». Sono queste le due domande di filosofia tra cui circa 380mila liceali francesi hanno dovuto scegliere il 15 giugno, il giorno dell’ultima prova scritta dell’esame di maturità. È un retaggio dell’Illuminismo e ai candidati vengono date quattro ore per sviluppare una delle due tracce oppure, in alternativa, per commentare un testo proposto come terza opzione. Quest’anno la scelta è caduta su un brano tratto da Umano, troppo umano di Friedrich Nietzsche.
Perché la domanda di filosofia?
«Per me, l’esame di filosofia dice tutto di chi siamo. È una caratteristica tipicamente francese», ha commentato Édouard Geffray, il ministro dell’Istruzione francese, che ha distribuito il documento agli studenti del liceo a Nogent-sur-Marne, a sudest di Parigi. E ha aggiunto: «Dimostra che siamo un Paese che ha scelto di porre al centro dell’istruzione il pensiero critico, il dibattito e il pluralismo». All’esame gli studenti non devono limitarsi a esprimere la propria opinione, ma devono integrare nella riflessione le conoscenze filosofiche acquisite durante gli anni di studio. Anche chi sceglie l’analisi del testo non è tenuto a conoscere in modo approfondito l’opera dell’autore o dell’autrice proposti, ma deve dimostrare di aver compreso il significato del brano e il problema filosofico che esso solleva. Perché l’obiettivo di questo esame è misurarsi con argomenti complessi, saper ragionare e riuscire ad articolare in modo autonomo un discorso rigoroso e coerente. È importante, inoltre, che il concetto sia espresso in modo chiaro.

Per quanto possa apparire impegnativo, in realtà, gli studenti arrivano preparati a questo tipo di domande. Durante l’ultimo anno, infatti, il programma di filosofia si sviluppa su due livelli. Da un lato si studiano gli autori che hanno segnato la storia del pensiero, mentre dall’altro si approfondiscono temi trasversali come la libertà, la giustizia, la verità, il rapporto con gli altri, il linguaggio, la coscienza, la felicità e il tempo.
Esame di maturità in Francia
Conosciuto anche come baccalauréat o semplicemente bac, l’esame di maturità francese è organizzato in maniera diversa da quello italiano. Oltre all’esame di filosofia, gli studenti affrontano due prove scritte nelle materie di specializzazione e il Grand oral, un colloquio durante il quale devono presentare e discutere una questione preparata nel corso dell’anno. A queste si aggiungono le prove di francese e matematica, sostenute già alla fine del penultimo anno. Nel complesso, gli esami finali valgono il 60% del voto conclusivo, mentre il restante 40% dipende dal rendimento scolastico degli ultimi due anni.
Al centro del sistema resta però la filosofia, l’unica materia d’esame comune a tutti gli istituti superiori. Il suo insegnamento riflette una peculiarità del sistema scolastico francese: la scuola superiore dura infatti tre anni, non cinque. Nei licei generali la disciplina viene studiata soltanto nell’ultimo anno, per quattro ore alla settimana, mentre negli istituti tecnologici le ore scendono a tre. Nei percorsi professionali non è prevista e, di conseguenza, non compare tra le prove del diploma. Fanno eccezione gli studenti che scelgono l’indirizzo di Scienze umane, letteratura e filosofia, che iniziano a studiarla già dal penultimo anno. Anche il peso della prova varia a seconda dell’indirizzo frequentato. Nei licei tecnologici, per esempio, il risultato dell’esame di filosofia incide meno sul voto finale. E cambiano le tracce proposte. Quest’anno gli studenti hanno dovuto scegliere tra le domande «Discutere equivale a cercare la verità?» e «La tecnica può essere difettosa?», oppure analizzare un brano tratto da Il giusto del filosofo francese Paul Ricœur.