Un colpo di scena che sembra uscito dalla penna di Alexander Dumas. Nei Paesi Bassi, in seguito ad un parziale crollo del pavimento nella chiesa di San Pietro e Paolo a Maastricht, è stato rinvenuto uno scheletro che potrebbe appartenere al celebre spadaccino d’Artagnan.
GLI INDIZI
Da un apparente inconveniente, il cedimento del pavimento della chiesa olandese, a una scoperta degna di nota. Una squadra di operai era intervenuta per restaurare il danno, quando uno dei carpentieri ha notato qualcosa: dagli scavi è emerso uno scheletro, con un proiettile di moschetto all’altezza del cuore e una moneta francese del 1660. Secondo quanto riferito dal diacono Jos Valke a L1 News, presente durante il ritrovamento, «la posizione della tomba indica che si trattava di una persona importante: lo scheletro è stato trovato dove un tempo sorgeva l’altare – quindi in terra sacra –. All’epoca solo i membri della famiglia reale o altre figure di spicco venivano sepolti sotto un altare».

Questi sono tutti elementi che farebbero pensare a Charles de Batz de Castelmore, soprannominato d’Artagnan. È a lui che lo scrittore Dumas si è ispirato per il suo personaggio della trilogia de “I tre moschettieri”. Rendendolo immortale al fianco di Athos, Porthos e Aramis, anche loro figure di fantasia ispirati a membri reali dello stesso corpo d’elite. Adesso lo scheletro è stato rimosso dal luogo del ritrovamento. Alcune ossa sono state trasferito a Denver, in Germania, per determinare età, provenienza geografica e sesso del soggetto. Mentre è stato prelevato un campione di Dna dai denti, per confrontarlo con quello di un discendente accertato della famiglia De Batz e verificare se si tratti veramente di d’Artagnan.
LA STORIA DEL VERO D’ARTAGNAN
Charles de Batz de Castelmore era un nobiluomo di Guascogna del 17esimo secolo, comandante del corpo d’élite al servizio del re di Luigi XIV. Un personaggio di rilievo, a cui venivano affidate operazioni di spionaggio, missioni riservate, e perfino la protezione personale del sovrano. Durante la guerra franco-olandese, l’esercito francese aveva collocato il proprio accampamento nell’area Wolder, dove oggi sorge la chiesa olandese. Ecco perché non stupisce il luogo del ritrovamento. Già nel 2008 la storica francese Odile Bordaz aveva ipotizzato che l’uomo fosse stato sepolto lì, e che fosse stato fatto «in fretta, come era consuetudine in tempo di guerra».

Durante l’assedio a Maastricht del 1673, lo spadaccino è stato ucciso con un proiettile all’altezza del cuore. Quando la notizia della sua morte aveva raggiunto la corte di Francia, Luigi XIV aveva detto alla moglie Maria Teresa: «Ho perso d’Artagnan, di cui mi fidavo ciecamente e che era capace di tutto». Tutte informazioni rese note grazie ad una biografia postuma pubblicata nel 1700, dal nome “Mémoires di Monsieur D’Artagnan”.
Questo ritrovamento si appresta ad essere una degna conclusione non solo della vicenda storica, ma anche dell’immaginario letterario che da essa ha preso vita. I racconti di Dumas, resi immortali dal celebre motto (seppur di fantasia) «tutti per uno e uno per tutti», hanno attraversato i secoli, rappresentando un simbolo universale di lealtà, amicizia e coraggio, diventando anche film e serie tv di successo. Così, tra storia e leggenda, la figura di d’Artagnan continua a vivere.