La canzone 24k Magic di Bruno Mars, gli effetti di Instagram e Snapchat, lo scioglimento degli 1Direction, la prima stagione di Stranger Things, Leonardo Di Caprio vince il suo primo Oscar. Un viaggio nel 2016, come se alla mezzanotte del 31 dicembre 2025 fossimo tornati indietro nel tempo di 10 anni.
IL FENOMENO NOSTALGIA
Negli ultimi giorni sui social stiamo assistendo ad un trend che porta gli utenti, dalle persone comuni ai famosi, a postare le loro foto del 2016. Scatti spesso sfocati e imbarazzanti per ricordare com’era la loro vita in quell’anno e per riflettere su quanto siano cambiate le cose da allora. Secondo la sociologa e professoressa Ariela Mortara, questo «Fa parte di un più generale trend che potremmo definire Nostalgia o Retrò, presente in molti ambiti già da diverso tempo».

Il 2016 ha lasciato il segno soprattutto per i Millennial, coloro che in quell’anno avevano all’incirca tra i 25 e i 35 anni: «Sembrano essere la generazione più coinvolta da questo trend. Per loro, il decennio passato rappresenta l’assestamento nell’età adulta, quello della formazione della famiglia, delle responsabilità, un anno per cui provare nostalgia», spiega la professoressa. Ma non è l’unica generazione coinvolta: «Per i più grandi della gen Z rappresenta il passaggio dall’adolescenza all’ingresso nell’adultità».
Perché PROPRIO IL 2016?
Un anno dipinto come idilliaco, ma guardiamo ai fatti. Nel 2016 Donald Trump è stato eletto presidente degli Stati Uniti, mentre in Europa la Brexit ha sancito l’uscita del Regno Unito dalla UE. Si annoverano anche le morti di David Bowie e Prince. Un periodo di forte scosse e il punto è proprio quello: è stato l’ultimo momento prima che cambiasse tutto.

Al di là della politica e degli accadimenti mondiali, si è trasformato anche il modo di utilizzare i social e lo loro centralità nelle nostre vite. Su Instagram ci si immortalava in posa con abiti coloratissimi e pieni di fantasie che oggi non indosseremmo mai perché difficili da abbinare. Non c’era ancora la fissa per la skincare e per il quiet luxury. Secondo la professoressa Mortara: «Era un periodo più rassicurante in cui i social media erano utilizzati in maniera più spontanea e “privata”». Inoltre, se prima esisteva solo il feed e le foto pubblicate erano pensate per restare, dal 2016 Instagram ha inserito le Stories programmate per sparire dopo 24 ore, introducendo il concetto del provvisorio sull’app per spalleggiare l’allora utilizzatissimo Snapchat.
PRESENTE V.S PASSATO
Quindi, il 2016 è diventato nel nostro immaginario “The last great year”, l’ultimo spiraglio di una spensieratezza. «Gli ultimi anni sono stati portatori di grandi incertezze e instabilità – spiega – la massiccia diffusione dell’IA genera in molti un sentimento di paura nei confronti del futuro, quindi il rifugio nel passato può essere letto come una sorta fuga».
Dilaga il desiderio di tornare nel 2016, e spesso lo si manifesta ricorrendo all’estetica di quell’anno, come sta facendo la cantante Addison Rae applicando il filtro Rio de Janeiro su tutte le sue foto. Quindi il presente ne esce sconfitto dal paragone con il passato? «Credo che un confronto sia inevitabile, ma non è detto che il presente ne esca sempre sconfitto. Si può essere nostalgici rispetto ad alcuni elementi del passato ma anche riconoscere che la situazione presente sia per altri aspetti migliore», racconta la sociologa Mortara.
LA MUSICA DI QUELL’ANNO
Non va sottovalutata la componente musicale nel richiamo della nostalgia. Il 2016 era stato dominato da successi globali come Sorry di Justin Bieber, One Dance di Drake, Can’t Stop the Feeling di Justin Timberlake, Cheap Thrills di SIA. Gli album come Dangerous Woman di Ariana Grande e Anti di Rihanna segnarono una maturazione del pop femminile, più sensuale, consapevole e sperimentale.

Impossibile non tener conto dei DJ come Calvin Harris e Avicii che iniziavano ad affacciarsi alle classifiche mainstream, anche grazie a collaborazioni con popstar come Ellie Goulding e Madonna. Le loro produzioni riuscivano ad unire vibes euforiche e allo stesso tempo malinconiche, capaci di trovare un punto comune tra la dimensione del club a quella emotiva, la chiave per rendere quei brani immortali.
In Italia, da un lato c’erano brani più leggeri come Vorrei ma non posto J-Az e Fedez e Andiamo a comandare di Fabio Rovazzi. Parallelamente prendeva piede una scena rap e trap destinata a cambiare il panorama musicale del nostro Paese, con l’album omonimo Sfera Ebbasta prodotto da Charlie Charles, la Dark Polo Gang e il suo The Dark Album e Ghali con Ninna Nanna. La nostalgia legata a quell’anno, quindi, non deriva solo dai singoli brani di successo, ma dal fatto che il 2016 abbia anticipato molte delle tendenze che avrebbero poi definito gli anni successivi.