Il principe Harry perde la causa contro il Daily Mail, il giudice: «Un sospetto non è una prova»

«Un ovvio insabbiamento», qualcosa di «sconcertante e totalmente ingiustificato, ma purtroppo non inatteso»: così il principe Harry commenta l’esito dell’ultima sua battaglia contro i tabloid britannici. Battaglia che si è conclusa con una sconfitta: ha completamente perso la causa da 50 milioni di sterline intentata per violazione della privacy contro Associated Newspapers Limited (ANL), editore del Daily Mail, del Mail on Sunday e del MailOnline.

La sentenza

Insieme a lui, altre sei celebrità fra cui il cantante Sir Elton John, l’attrice britannica Liz Hurley e l’attivista antirazzismo Doreen Lawrence. L’accusa rivolta al tabloid di destra era di aver raccolto informazioni private con metodi illegali nel corso di 20 anni. Il giudice dell’Alta Corte di Londra, Matthew Nicklin, però, ha dato ragione al giornale, decretando che si tratta solo di «inferenze» e che l’attività illecita «non è stata provata».

Per lui, Harry e gli altri co-denuncianti non hanno provato al di là di oltre ragionevole dubbio che le intrusioni attribuite al tabloid nella loro privacy venissero da intercettazioni o altre forme illegali. Nel sommario della sentenza, inoltre, si legge che la Corte non può semplicemente dedurre che una notizia sia stata ottenuta illegalmente se esiste un modo accessibile e completamente legittimo per procurarsela.

Le accuse

Alle sette celebrità e ai loro legali non è bastato presentare al tribunale 55 articoli pubblicati tra il 1997 e il 2015 e tre episodi che, secondo loro, costituivano le prove di «illeciti abituali e diffusi». Tra le principali accuse mosse, installazione di microspie nelle auto e nelle case tramite investigatori privati, intercettazioni telefoniche e spionaggio di linee fisse, accesso illecito a conti bancari, tangenti versate alla polizia. Accuse che il gruppo legale di ANL ha definito «sensazionalistiche» e «assurde».

Il principe Harry con la moglie Meghan. Secondo lui, i tabloid avrebbero braccato entrambi dall’inizio

A quanto sostiene il pool difensivo, le notizie provenivano invece in maniera legittima da addetti stampa, articoli già pubblicati o fonti riservate della cerchia dei VIP. L’editore del Mail ha accolto il verdetto come una «travolgente vittoria per la libertà di stampa». «Una magnifica rivendicazione del giornalismo del Daily Mail» rimarca un portavoce. 

Harry vs tabloid: una battaglia che va avanti da tempo

Per il tabloid, i querelanti hanno orchestrato «una cospirazione», «una campagna politicamente motivata per imbavagliare la stampa libera e distruggere un giornale». L’editore dichiara inoltre di provare simpatia per Harry, che definisce «un giovane confuso e arrabbiato». Dal canto suo, il principe era stato il primo dei ricorrenti a deporre, dichiarando che le intrusioni del Mail avevano reso la vita di sua moglie Meghan «un vero e proprio inferno».

Quella contro il giornale è solo l’ennesima causa da lui intentata contro i tabloid britannici, da cui crede essere perseguitato sin dalla nascita. E che, per giunta, ha sempre incolpato anche della morte della madre Diana. In passato, aveva ottenuto un risarcimento nella causa contro il Daily Mirror, mentre lo scorso anno aveva raggiunto all’ultimo momento un accordo con News Group Newspapers (NGN), editore di Sun, dopo che il gruppo gli aveva presentato delle scuse. Il Mail, invece, non ha mai ammesso alcuna responsabilità: ora, il giudice ha dato ragione al giornale.

La stampa inglese

Proprio in questi giorni, per una coincidenza, il principe Harry si trovava a Londra, per una visita di una settimana in Gran Bretagna. Probabilmente, la sentenza era tra i motivi che avevano spinto la famiglia reale a ritirare il proprio invito per farlo soggiornare a Buckingham Palace. Re Carlo III, si è infatti sempre mantenuto neutrale nelle questioni giudiziarie del figlio: era indispensabile che non fosse coinvolto da questa vicenda.

Harry con la madre Diana. Anche la principessa era costantemente seguita dai media britannici

La sentenza dell’Alta Corte arriva poi in un momento molto delicato per la stampa del Paese: ha riacquistato forza la campagna, guidata dall’attore Hugh Grant, per l’introduzione di leggi-bavaglio che andrebbero a limitare la libertà di espressione. Un verdetto che appoggia il Daily Mail non può che giocare a favore dei giornali, mettendo a freno coloro che vorrebbero limitarne le attività. Al momento, dopo la perdita della causa, il principe Harry e gli altri sei personaggi rischiano di dover sostenere un conto legale fino a 50 milioni di sterline.

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