Il Pakistan attacca l’Afghanistan: «La nostra pazienza è finita. Ora è guerra»

È un attacco su larga scala quello condotto dal Pakistan contro l’Afghanistan poco prima delle 2 di notte, ora locale, di venerdì 27 febbraio. Diverse città, tra cui la capitale Kabul, e obiettivi militari sono stati bombardati, in quella che il ministro della difesa pakistana Khawaja Asif ha definito «guerra aperta».

Secondo il portavoce del primo ministro pakistano, Mosharraf Zaidi, sarebbero stati uccisi 133 talebani e più di 200 sarebbero rimasti feriti nell’attacco avvenuto con missili aria-terra contro uffici e postazioni militari dei talebani a Kabul, Kandahar e Pektrua, nonché scontri terresti in diversi settori lungo il confine tra le due nazioni. L’attacco avrebbe portato alla distruzione di 27 postazioni dei talebani, mentre 9 sarebbero quelle catturate.

I talebani controllano un veicolo a un posto di blocco a Kabul, Afghanistan, il 26 febbraio 2026

Il ministro Asif ha descritto l’attacco come un atto dovuto in risposta alle continue aggressioni da parte del governo talebano. Il giorno prima Kabul aveva infatti lanciato diverse operazioni militari lungo la Linea (di confine) Durand in risposta alle ripetute provocazioni e violazioni da parte dei militari pakistani.

Un fragile cessate il fuoco

Negli ultimi mesi i rapporti tra i due paesi sono peggiorati. L’ultima grave crisi tra Afghanistan e Pakistan si è verificata nell’ottobre 2025, in cui sono morti più di 70 persone da entrambe le parti. Lo scontro fu appianato dopo un processo diplomatico, con Turchia e Qatar che tentarono di mediare tra le due parti. Ne seguì un fragile cessate il fuoco, ma i negoziati non riuscirono a raggiungere un accordo più ampio tra le due parti.

«Il Pakistan ha fatto ogni sforzo per mantenere la situazione alla normalità attraverso mezzi diretti e tramite Paesi amici», ha detto Asif. «La nostra pazienza è finita. Ora è guerra aperta».

«Il Pakistan deve cambiare la propria politica e scegliere la strada del buon vicinato, del rispetto e delle relazioni civili con l’Afghanistan», ha affermato l’ex presidente afghano Hamid Karzai in risposta agli attacchi: «gli afghani difenderanno la loro patria con completa unità in ogni circostanza e risponderanno alle aggressioni con coraggio».

Le reazioni internazionali

Le Nazioni Unite chiedono un’urgente de-escalation. Il Segretario generale, Antonio Guterres, esorta le parti a garantire la protezione dei civili e a rispettare il diritto internazionale.

Anche Russia e Cina esortano le parti in conflitto a cessare immediatamente le ostilità e di risolvere le loro divergenze attraverso i mezzi diplomatici. Sia Mosca che Pechino si sono dette disposte a fornire una mediazione se richiesta.

L’ex ambasciatore degli Stati Uniti in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, ha affermato già nella giornata di giovedì 26 febbraio che gli attacchi degli ultimi giorni rappresentano una «dinamica terribile che deve cessare».

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