Gli U2 pubblicano a sorpresa Days of Ash, l’EP politico per eccellenza

Gli U2 in concerto

«Si può fermare un proiettile a mezz’aria?» Gli U2 provano a farlo con il nuovo EP Days of Ash, pubblicato a sorpresa il 18 febbraio. Non a caso proprio il Mercoledì delle Ceneri. Il progetto amplia ulteriormente quel filone di veterani della musica che ultimamente hanno cantato contro le politiche statunitensi. In questo caso, però, nel suo essere dirompente e diretto, l’EP riesce comunque a mantenere un respiro più ampio. Da voce a chiunque in questo mondo stia subendo ingiustizie. Il vento ormai ha sparso la cenere ovunque.

IL PROGETTO
Bono Vox, il frontman degli U2
Bono Vox, il frontman degli U2

Days of Ash non è un semplice EP di protesta, è controfuoco allo stato puro. È il proiettile sparato contro quello dell’oppressore per neutralizzarlo prima che arrivi al bersaglio.
Il brano di apertura è American Obituary. The Edge dice addio al suo iconico muro di effetti chorus e delay a favore di una distorsione graffiante. Bono parla per metafore, ma il soggetto al centro del mirino è ben chiaro. La scritta “Renèe Nicole Macklin Good was great” compare al centro dello schermo alla fine lyric video della canzone caricato su YouTube, insieme alla data di nascita e di morte della donna. «America will rise», risorgerà dalle mani di chi la sta portando alla deriva, si leverà al di sopra del terrore seminato dall’ICE di Donald Trump negli scorsi mesi.

Bono loda la forza che gli abitanti di Minneapolis hanno dimostrato nel resistere ai raid. Esorta gli Stati Uniti nella loro interezza a imbracciare l’amore contro chi governa tramite la paura. Diventa un tutt’uno con quelli che lo ascoltano, trasmette loro tutto il suo affetto in un verso che echeggia come un mantra per gran parte del brano: «I love you more than hate loves war». Le 4 tracce successive, compresa la poesia Wildplace, contribuiscono a dipingere lo stesso quadro distopico, si percepiscono le nuvole nere che incombono su ogni luogo raccontato. Ogni spiraglio di pace appare molto distante.

Il Lyric Video di american obituary

IL FINALE

L’unica traccia che si discosta da tutto questo è Yours Eternally, quella conclusiva. È un brano che compensa la distanza geografica da coloro che soffrono con la vicinanza emotiva. Propone un lieto fine alle storie raccontate in precedenza. Sia dal punto di vista testuale che musicale, la canzone è pervasa da un ottimismo che risulta leggermente straniante. Dentro a tutte  le canzoni c’è un lume di speranza, ma lo si percepisce lontano. In Yours Eternally, invece, l’ottimismo è talmente in primo piano da sembrare troppo semplicistico, almeno rispetto alla situazione fino a qui delineata con tanata efficacia. Pare improbabile che un mondo costretto in ginocchio, tanto che gli oggetti stessi versano lacrime, possa risollevarsi con un risvolto quasi immediato come questo cambio di registro.

È un messaggio che sicuramente si sarebbe potuto elaborare in maniera più complessa in un album tradizionale, ma che comunque nulla toglie alla potenza dell’EP nella sua complessità. Gli U2 hanno colpito all’improvviso e hanno fatto rumore. Bono, ancora una volta, non ha avuto paura di urlare a tutti ciò in cui crede. La cenere non deve ricoprire le strade del mondo, ma cospargere il capo di chi lo sta sbriciolando.

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