«Mia moglie ha perso il nostro bambino e siamo rimasti separati in mare», sono le parole di Mohamad Khan riportate dai media locali. Sia l’uomo che la moglie sono stati tratti in salvo da un naufragio di un traghetto nel mar delle Filippine, avvenuto dopo la mezzanotte (ore locali) del 26 gennaio. Al momento dell’incidente, presumibilmente per problemi tecnici, l’imbarcazione contava a bordo 332 passeggeri e 27 membri dell’equipaggio. Sempre secondo quanto riportato dalle autorità locali, il numero delle persone dispese (finora) ammonta a 24, mentre le vittime sono 18, e tra questi, purtroppo, anche il figlio di Khan.

La M/V Trisha Kerstin 3 stava navigando con bel tempo dalla città portuale di Zamboanga verso l’isola meridionale di Jolo, nella provincia di Sulu, quando è affondata a circa un miglio nautico (quasi 2 chilometri) dal villaggio insulare di Baluk-baluk, nella provincia di Basilan. Così ha dichiarato all’Associated Press il comandante della guardia costiera Romel Dua. «C’erano due ufficiali di sicurezza della guardia costiera a bordo e sono stati i primi a chiamarci e ad avvisarci di inviare imbarcazioni di soccorso», ha detto Dua, aggiungendo che i due ufficiali di sicurezza sono sopravvissuti.

Le autorità hanno dichiarato di stare esaminando resoconti non verificati secondo cui 15 passeggeri presenti nel manifesto della nave avrebbero deciso di non imbarcarsi all’ultimo minuto e avrebbero ottenuto il rimborso del biglietto. Se confermato, ciò ridurrebbe il numero dei dispersi.
Mujiv Hataman, governatore di Basilan, ha pubblicato su Facebook alcuni video realizzati al porto di Isabela a Mindanao. Testimonianze in cui si vedono i sopravvissuti scendere dalle imbarcazioni, alcuni avvolti in coperte termiche e altri trasportati su barelle.