«L’errore di rivelare la cifra degli interventi della BCE a difesa dell’euro»

In una riunione convocata nella notte tra il 18 e il 19 marzo, il Consiglio direttivo della BCE ha deliberato il lancio di un programma di acquisto di titoli pubblici e privati per far fronte all’emergenza economica innescata dal coronavirus. Rispetto al «whatever it takes» di Mario Draghi nel 2012, il nuovo tentativo di salvataggio di Christine Lagarde è arrivato insieme all’annuncio della sua entità: «siamo pronti a spendere 750 miliardi». Un rimedio che ha fatto respirare le borse, con Piazza Affari che giovedì 19 marzo ha chiuso a +2,29% con lo spread di nuovo sotto i 200 punti base.

«L’ASSEDIO AL FORTINO EURO»

C’è, però, chi non è convinto che i mercati siano stati intimiditi dalla cifra messa in campo dalla Banca centrale europea. «Se immaginiamo l’euro come un fortino assediato dagli speculatori, l’ultima cosa da fare è rivelare di quante e quali armi disponi». La metafora è di Daniele Manca, vicedirettore del Corriere della Sera, che così descrive l’ondata di puntate speculative che negli ultimi giorni hanno fatto schizzare in alto lo spread.

Il nemico da combattere sono gli speculatori che, cavalcando la voglia di liquidità degli investitori che li porta a vendere titoli di Stato e azioni, alimentano questa tendenza spingendo l’euro fino al suo punto di rottura. Ne è una prova – fa notare Manca – la sinusoide dello spread, prima salito a quota 320 e poi sceso a 250, che è il classico segno che lascia l’incursione di chi si infila su un’onda per tentare di sfruttarla.

PAROLE VS NUMERI

La questione non si esaurisce tutta intorno alle cifre – puntualizza -, tanto è vero che lo spread si è abbassato maggiormente non all’annuncio degli interventi della BCE, ma al «siamo tutti italiani» di Ursula von der Leyen. Le parole, più dei numeri, hanno dimostrato l’esistenza di un comune sentire tra Banca centrale e governi per superare il guado.

Se chiudono le fabbriche, i ristoranti, le piccole e medie imprese, ai mercati devi spiegare che non sarà solo una questione di soldi – dice –, ma che sarai disposto a tutto pur di salvare la pelle. Qui le scuole di pensiero si dividono. I contanti che Trump ha promesso di mettere nelle tasche degli americani somigliano alla «pioggia di soldi dall’elicottero» preconizzata da Milton Friedman nel ’69. Presumibilmente, in Europa si sfrutterà di più il welfare: garantire, sì, indennità di disoccupazione, ma affiancandole ad altre forme di aiuto.

Quel che sia – conclude Manca -, il punto è essere disposti a difendersi vendendo i propri gioielli migliori pur di non arretrare. Qualcosa che attiene più alla forza politica che alla tecnicalità.

Mariano Sisto

Laurea in Filosofia alla Federico II di Napoli, oggi giornalista praticante alla Scuola di giornalismo IULM-Mediaset. In passato ho coperto, per l'agenzia di stampa "Nova", il Consiglio regionale della Campania e i rapporti Istat. Per il quotidiano "Roma" ho monitorato le politiche nazionali per il Mezzogiorno. Attualmente collaboro con la rubrica "ilGiornaleOFF" de "il Giornale" e con il mensile allegato "Culturaidentità": scrivo approfondimenti culturali, racconto specificità regionali.

No Comments Yet

Leave a Reply