Ritiro del passaporto e obbligo di presentarsi settimanalmente davanti ai pubblici ufficiali. È questo quanto deciso dalla giudice istruttrice nei confronti del 44enne Jonathan Andic, erede del colosso Mango (brand di abbigliamento spagnolo). Andic, indagato per omicidio del padre Isak Andic, imprenditore e fondatore di Mango, ha evitato il carcere preventivo pagando 1 milione di euro di cauzione nella giornata del 19 maggio. Il fatto risale al 14 dicembre 2024, durante un’escursione a Montserrat, in Catalogna. Secondo la versione del figlio, unico testimone, il padre 71enne si trovava dietro di lui quando improvvisamente il terreno sotto di lui è ceduto cadendo nel vuoto senza riuscire ad aggrapparsi. Archiviata inizialmente come un’incidente di montagna, col passare delle settimane la ricostruzione del figlio 44enne ha cominciato a insospettire gli inquirenti.
La versione del figlio
Padre e figlio si trovavano a passeggiare lungo i sentieri panoramici del massiccio di Montserrat, a circa un’ora da Barcellona. Secondo il racconto fornito agli inquirenti, Jonathan era alcuni metri davanti al padre al momento della caduta. Isak Andic sarebbe scivolato nel burrone facendo un volo nel vuoto di circa 100 metri. Quando i soccorritori erano arrivati sul posto, per il miliardario 71enne non c’era più niente da fare.
Cose che non tornano
Inizialmente i Mossos d’Esquadra, la polizia regionale della Catalogna, avevano archiviato l’accaduto come un incidente di montagna. Ma con il passare delle settimane la sua versione nella ricostruzione dei fatti ha cominciato a insospettire gli inquirenti. Il figlio aveva detto a loro di non aver realizzato alcune fotografie durante l’escursione, cosa che risultata falsa dal ritrovamento di quest’ultime nel suo cellulare. Inoltre anche il punto in era stata parcheggiata l’auto non coincideva con quello indicato da Jonathan. A insospettire gli investigatori è stata la scoperta del fatto che il figlio era andato nello stesso punto della montagna alcuni giorni prima della morte del padre. Secondo i suoi legali quel sopralluogo era per prepararsi alla gita.
Il caso è stato riaperto a marzo 2025, quando la giudice incaricata ha riaperto formalmente il fascicolo. E dall’autunno scorso l’ipotesi dell’omicidio è iniziata a circolare con sempre più insistenza negli uffici degli inquirenti.
L’impero Mango
Dalle vette del mercato della moda alle aule di tribunale catalane: il destino di Jonathan Andic, erede del colosso Mango, si sposta ora sui binari della cronaca giudiziaria. Il giovane controlla il 95% dell’azienda insieme alle due sorelle, mentre il restante 5% è nelle mani del CEO Toni Ruiz. Attualmente siede nel consiglio di amministrazione senza ricoprire ruoli operativi. Presto, però, dovrà presentarsi davanti ai magistrati per chiarire cosa sia davvero accaduto quel pomeriggio sui sentieri del massiccio di Montserrat.
La vicenda scuote una delle dinastie più ricche d’Europa, fondata nel 1984 a Barcellona da Isak Andic, imprenditore ebreo-sefardita arrivato da Istanbul negli anni Sessanta insieme al fratello Nahman. Sotto la guida del capostipite, Mango è diventata il principale rivale di Zara, chiudendo il 2025 con vendite record per 3,8 miliardi di euro in oltre cento Paesi; un impero non quotato in Borsa che, al momento della morte del fondatore, valeva per Forbes circa 4,5 miliardi di dollari di patrimonio personale. Ora, però, i fari si spostano dai fatturati al mistero di Montserrat.
Un rapporto complicato
Con l’avanzare delle indagini, l’inchiesta ha iniziato a scavare nei segreti e nelle fratture della dinastia Andic, svelando un quadro di profonde tensioni sia familiari che economiche. Secondo i media spagnoli, i rapporti tra Isak e il figlio maggiore Jonathan erano deteriorati da tempo, segnati soprattutto dal fallimento della successione aziendale nel 2014: dopo appena un anno alla guida operativa di Mango, Jonathan era stato infatti rimosso dal padre, insoddisfatto dei risultati finanziari.

Il giovane aveva guidato la linea maschile Mango Man per quasi vent’anni prima di allontanarsi dalla gestione quotidiana. Nonostante ciò, quella ferita non si era mai davvero rimarginata. In questo contesto, la tragica escursione sul Montserrat avrebbe dovuto rappresentare proprio un tentativo di riconciliazione tra i due.
A complicare lo scenario si aggiungono le dichiarazioni di Estefania Knuth, compagna del magnate dal 2018, che ha riferito agli inquirenti l’esistenza di continui attriti che andavano ben oltre gli affari, sfociati poi in una dura battaglia legale dopo la morte del fondatore. Al centro della disputa l’eredità miliardaria e il testamento del luglio 2023, che divideva la holding di famiglia Punta Na in parti uguali tra i tre figli (Jonathan, Judith e Sarah), riservando alla Knuth una quota di 5 milioni di euro; una cifra inizialmente contestata dalla donna e salita infine a circa 30 milioni dopo mesi di serrate trattative.