ATTENTATO A SAN DIEGO: TRE VITTIME, MORTI I DUE GIOVANI ASSALITORI

Nella giornata del 18 maggio la città San Diego, in California, è stata lo scenario di una sparatoria avvenuta davanti all’Islamic Center. Cain Clark, 17 anni, e Caleb Vazquez, 18 anni, sono stati identificati come gli autori dell’attacco, e, secondo le ricostruzioni, avrebbero ucciso tre persone prima di togliersi la vita nella loro auto.

LA SPARATORIA

L’aggressione nella più grande moschea di San Diego, nel quartiere di Clairemont, è iniziata verso le 11.40 del mattino. La polizia, avvisata immediatamente dell’attacco, è arrivata quattro minuti dopo, ma ormai la strage era stata compiuta. Tre adulti sono stati uccisi fuori dalla moschea, compresa la guardia di sicurezza del Centro islamico. Dopo il ritrovamento, gli agenti hanno sentito altri spari nelle vicinanze, dove un addetto alla manutenzione delle piante era stato assalito, ma non in modo grave. I due giovani attentatori sono stati ritrovati senza vita in un’auto vicino alla scena del crimine: si sono suicidati entrambi con le stesse armi usate per uccidere poco prima. A terra è stata trovata anche una tanica di benzina con un visibile adesivo delle SS naziste. «È una situazione terribile» ha commentato il presidente americano Donald Trump.

I MESSAGGI ANTISEMITI

Visto il luogo dell’assalto, il crimine è stato subito classificato “Hate crime”, ossia un reato motivato dall’odio raziale o religioso. Tesi avvalorata successivamente dai messaggi anti-islamici ritrovati nella macchina degli aggressori. Lo riporta il New York Times, sottolineando anche che uno dei due sospettati ha prelevato l’arma dalla casa dei genitori poco prima dell’attacco, lasciando un biglietto di addio alla famiglia. Combacia con la segnalazione fatta alle 9.42 del mattino, due ore prima del disastro, proprio dalla madre del ragazzo. Aveva denunciato alla polizia la sparizione del fucile, e che il figlio era non rispondeva al telefono.

Un episodio avvenuto a pochi mesi da un altro attacco contro i centri religiosi: quello dello scorso marzo in Michigan, quando l’assalitore, Ayman Mohamad Ghazali, 41 anni, ha guidato il suo camioncino imbottito di mortai contro il Temple of Israel. L’uomo è stato ucciso dalla polizia, e non ci sono state altre vittime.

IL PASSATO DELLA MOSCHEA DI SAN DIEGO

L’Islamic Center ospita circa cinquemila membri, e all’interno ha sede anche una scuola, ma nessuno degli alunni e del corpo insegnati è rimasto coinvolto. Nelle immagini della sorveglianza si vedono i bambini evacuare l’edificio mentre si tengono per mano.

La moschea di San Diego era già salita alle cronache in passato per i suoi legami con l’11 settembre. Infatti, due dirottatori Nawaf al-Hazmi e Khalid al-Mihdhar, pregavano in quel centro islamico e avevano casa nelle vicinanze. Era tornata poi al centro dell’attenzione mediatica anche dopo l’attacco del 7 ottobre, quando l’Imam Taha Hassane era stato criticato dopo aver affermato: «Non è iniziato la scorsa settimana o il 7 ottobre ma è il risultato della brutale occupazione sionista».

Manuela Perrone

Da sempre innamorata del giornalismo, mi appassiona scrivere di Spettacoli e di Esteri. Chi mi conosce lo sa: passo la giornata ad ascoltare musica e a parlare di musica, anche se ogni tanto Donald Trump interrompe la mia routine. Ho collaborato con la redazione Spettacoli di News Mediaset, realizzando servizi tv per Studio Aperto.

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