I giudici danno il via libera per Marine Le Pen, ma spetta a lei l’ultima parola. La Corte d’appello di Parigi ha confermato la condanna per la leader del partito di estrema destra Rassemblement National, ma ne ha ridotto la pena: potrà comunque presentare la propria candidatura alle elezioni presidenziali dell’aprile 2027. Ma resta l’incognita del braccialetto elettronico.
LA SENTENZA
La Corte di appello parigina si è espressa sulla condanna di primo grado a Marine Le Pen. Era stata ritenuta colpevole, insieme ad altri funzionari del suo partito, di appropriazione indebita di fondi del Parlamento Europeo, utilizzati per assumere assistenti che lavoravano per Rassemblement National in Francia. Le Pen aveva inizialmente negato ogni accusa, per poi ammettere l’illecito ma sottolineando che si fosse trattato di un «errore commesso in buona fede e in totale trasparenza». Nel processo di appello, i suoi avvocati hanno cercato di convincere i giudici della eccessività della condanna. Le Pen, infatti, era stata sanzionata a quattro anni di carcere, di cui due con pena sospesa (senza dover andare in carcere, quindi) e due da scontare con braccialetto elettronico, oltre al pagamento di una multa di 100mila euro. Oggi, la pena è stata tramutata a tre anni, di cui due sospesi e uno da scontare con il braccialetto elettronico. Rimane immutato l’importo della multa stabilito in primo grado.

La principale battaglia del processo d’appello riguardava però l’ineleggibilità, inizialmente fissata a cinque anni, condizione che avrebbe impedito a Le Pen di partecipare alle elezioni presidenziali del 2027. Tuttavia, la Corte ha stabilito una mitigazione del periodo di ineleggibilità di 45 mesi, di cui 30 mesi sono stati condonati. Si riapre quindi per Le Pen la possibilità di scendere in campo nella corsa all’Eliseo.
L’INCOGNITA DEL BRACCIALETTO ELETTRONICO
La candidatura di Le Pen, però, non è ancora data per certa. La leader di estrema destra aveva già annunciato che, se i giudici avessero confermato l’uso del braccialetto elettronico, avrebbe rinunciato a presentare la propria candidatura. «Se potrò candidarmi, mi candiderò, a patto di poter fare campagna elettorale. Quando si è candidati alla presidenza, si deve essere completamente liberi di muoversi e che questo non è possibile se si indossa un braccialetto elettronico», aveva dichiarato Le Pen.
Anche un eventuale ricorso in Cassazione da parte della procura potrebbe far desistere Marine Le Pen. In tal caso, la sentenza definitiva non arriverebbe prima di gennaio 2027, troppi pochi mesi a ridosso del primo turno delle presidenziali, che secondo Le Pen non le permetterebbero di svolgere una campagna elettorale adeguata. A partire da oggi, la procura tempo dieci giorni per valutare un possibile ricorso. Ma Le Pen dovrebbe chiarire già questa sera la sua posizione, dopo una riunione nella sede del partito. Se decidesse di fare un passo indietro, Rassemblement National procederebbe a candidare l’altro leader del partito. Si tratta del trentenne Jordan Bardella, il principale volto emergente della destra francese.

QUANDO SI VOTERÀ IN FRANCIA
Sono già note le date delle prossime elezioni presidenziali. Il primo turno sarà domenica 18 aprile 2027, con un eventuale secondo turno fissato per domenica 2 maggio. È molto probabile che si renda necessario un ballottaggio, dato che difficilmente un candidato supererà il 50% dei voti al primo turno. Le elezioni si terranno prima della scadenza del mandato di Emmanuel Macron, fissata al 14 maggio 2027, nel rispetto dei tempi previsti dalla Costituzione francese. Già oltre 30 persone hanno presentato la propria candidatura, ma il numero è destinato a crescere nei prossimi mesi. L’attuale presidente Emmanuel Macron, al suo secondo mandato consecutivo, non potrà ricandidarsi alle prossime elezioni. Nel fronte centrista del suo partito sono già emersi i primi aspiranti alla successione: gli ex primi ministri Édouard Philippe e Gabriel Attal hanno infatti annunciato l’intenzione di scendere in campo.

Guardando alla sinistra, invece, il candidato principale è Jean-Luc Mélenchon, del partito di estrema sinistra La France Insoumise. Alle precedenti elezioni del 2022 era arrivato terzo, superato proprio da Marin Le Pen. Ancora da definire, invece, la posizione del centrosinistra. Il Partito Socialista è ancora diviso sulla strategia da adottare: una parte sostiene l’ipotesi di primarie con i soli Ecologisti, mentre un’altra spinge per una consultazione più ampia che includa anche il partito Place Publique.
Nella destra resta ancora incertezza sul candidato di Rassemblement National. Marine Le Pen ci è già andata vicino per bene due volte, arrivando al ballottaggio nel secondo turno sia nel 2017 che nel 2022, venendo però sconfitta in entrambe le occasioni da Emmanuel Macron. Ma da allora il Rassemblement National ha consolidato il proprio consenso elettorale e oggi è considerato il più popolare in Francia. I principali sondaggi indicano infatti che sia Le Pen che Bardella uscirebbero come favoriti dal primo turno delle elezioni presidenziali.