Google pagherà le notizie: firmato l’accordo con Murdoch

Gli introiti pubblicitari sono l’unico modello di business possibile per i prodotti digitali dei giornali?
Le prime ore di giovedì, 18 febbraio, sono state cruciali nella definizione di un nuovo approccio dei media verso i giganti del web. In seguito ad un lungo braccio di ferro, la News Corporation del magnate australiano Rupert Murdoch ha siglato un rivoluzionario accordo con Google. L’azienda riceverà «pagamenti significativi» –non meglio specificati- per i suoi contenuti giornalistici. Un modello inedito che pone le basi per un rinnovato rapporto fra editori e giganti del web.

Il tycoon dell’editoria Rupert Murdoch
L’ACCORDO

Stando ai primi documenti resi noti, l’intesa fra News Corp e il gigante di Mountain View è assicurata per i prossimi tre anni e interesserà diverse testate di proprietà di Murdoch, dal Wall Street Journal al New York Post negli Stati Uniti, passando per il Times e il Sun nel Regno Unito.

La partnership in particolare prevede che Google paghi per indicizzare gli articoli online delle testate sopracitate che compaiono nella sezione showroom di Google News.
Secondo Robert Thomson –amministratore delegato di News Corp- il raggiungimento di questa intesa avrà «un impatto positivo sul giornalismo in tutto il mondo».

Il nuovo sistema includerà anche la condivisione delle entrate pubblicitarie tra chi produce contenuti giornalistici e la piattaforma online che li ospita. Si pensa già allo sviluppo di una piattaforma accessibile ai soli abbonati e Youtube, di cui Google è proprietaria, ha annunciato la volontà di investire risorse significative sul video giornalismo innovativo.

«Per anni siamo stati accusati di lottare contro i mulini a vento della tecnologia – ha commentato Thomson – ma ora quella guerra è diventata un movimento, e sia il giornalismo che la società ne usciranno migliorati».

IL CASO AUSTRALIA

Il Nine Entertainment Co., uno dei maggiori gruppi di media australiani, il 17 febbraio ha firmato con Google un’intesa di cinque anni sulla base della quale il motore di ricerca dovrà corrispondere oltre 19,3 milioni di euro (circa 30 milioni di dollari australiani) per l’utilizzo dei suoi contenuti editoriali.

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In parallelo, Canberra si appresta ad adottare un codice di condotta vincolante che possa assicurare stabilità per il futuro dei media. Secondo la proposta di legge Facebook e Google dovranno corrispondere agli editori australiani indennizzi per l’uso e la condivisione di prodotti giornalistici.

Nicola Bracci

Sono nato 24 anni fa a Pesaro e lì ho trascorso la mia adolescenza tra compagni di liceo e allenamenti di nuoto. A 19 anni mi sono trasferito a Milano e tre anni più tardi mi sono laureato all'Università Statale. Nei mesi di settembre e ottobre 2021 ho lavorato come stagista nella redazione di Mattino5. Al momento sono giornalista praticante e scrivo per MasterX.

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