«Devo ancora decidere il posto per la sparatoria prima di andarmene» annunciava in una chat ad altri utenti. A quindici anni preparava il massacro: «Quando sarò in quinta replicherò la Columbine». E anche ora, diciassettenne, sembrava perseguire lo stesso progetto, con la determinazione di due anni prima: compiere una strage in un liceo artistico di Pescara e suicidarsi subito dopo.
L’artefice del macabro piano è stato arrestato a Perugia la mattina di lunedì 30 marzo e trasferito presso un istituto penale minorile. È accusato di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, oltre che di detenzione di materiale con finalità di terrorismo.
L’inchiesta
Le indagini, coordinate dalla Procura minorile dell’Aquila, hanno svelato le intenzioni del giovane: nell’attesa di commettere lo sterminio nella scuola, militava attivamente in gruppi web neonazisti e odiatori e approfondiva con la lettura il credo estremista a cui aveva aderito. Non solo. «La pericolosità sociale del ragazzo si basa su elementi concreti e sulla manifestata progettualità di compiere atti violenti» scrive il pm David Mancini.

I materiali sequestrati lo dimostrano: documenti contenenti indicazioni tecniche su sostanze chimiche e batteriologiche pericolose, vademecum dedicati al sabotaggio di servizi pubblici essenziali, con dichiarata finalità terroristica, nonché manuali con istruzioni per la fabbricazione di congegni bellici e armi da fuoco. A quanto sembra, il diciassettenne studiava il modo di reperire perossido di acetone, sostanza già utilizzata nelle stragi di Bruxelles e Parigi e soprannominata “la madre di Satana”.
Il legame con il gruppo neonazista
L’attività investigativa ha fatto luce anche sui contatti avuti dal giovane con i vertici del gruppo Telegram “Werwolf Division”, casa dei suprematisti volta a promuovere la superiorità della «razza ariana». Detta anche “Divisione nuova alba”, l’organizzazione era già finita nel mirino degli inquirenti per la progettazione di un attentato ai danni di Giorgia Meloni nel 2024. Attentato scoperto e fermato con l’arresto dei responsabili, ma insufficiente a far cessare le attività della squadra neonazista, che ha continuato a reclutare nuovi seguaci, specialmente fra adolescenti.
Ad ispirare il minorenne in questione sarebbero state simili idee. Autodefinitosi “Incel” (maschio escluso dalle relazioni a causa delle donne), diffondeva immagini, video, meme e sticker raffiguranti i “santi del terrore”, glorificando e venerando i protagonisti di sparatorie sulle folle e altre stragi di massa. E proprio due studenti come lui sarebbero le divinità da emulare: si tratta di Eric Harris e Dylan Klebold, autori del massacro alla Columbine High School di Colorado, la mattina del 20 aprile 1999.
Delirio e violenza: cosa nascondeva il cellulare del ragazzo
Gli “odiatori seriali” scelti come modelli, per il giovane, non si limiterebbero al passato, ma apparterebbero ad epoche diverse: si va da Angelo Izzo, l’omicida del Circeo, a Filippo Turetta, responsabile dell’assassinio di Giulia Cecchettin, nel recente 2023. Il presunto terrorista partecipava inoltre a gruppi fondati sull’apologia della Shoah, dei crimini di genocidio, di guerra e contro l’umanità e diffondeva teorie sulla misoginia e l’opposizione al femminismo. Nel suo cellulare, sono stati trovati anche video e filmati pedopornografici.

Una collezione di odio e violenze già preannunciate da tempo, ritenute estremamente pericolose dagli investigatori. «Quando si nascondeva in cameretta con il telefonino cercavo di indagare. Lui si arrabbiava, mi diceva che interrompevo i suoi video» sono i primi commenti della madre del ragazzo. «L’anno prima che entrasse in quei gruppi, mi parlava di CasaPound. Mi aveva chiesto di andare alle manifestazioni, ma gliel’ho vietato».
Operazione antiterrorismo, i minorenni coinvolti
Il ragazzo non doveva agire da solo: quella condotta in quattro regioni italiane, Abruzzo, Emilia-Romagna, Umbria e Toscana, è un’operazione di ben più ampio raggio. Nello stesso giorno infatti, i Carabinieri del Ros hanno perquisito altri sette minori, affini a quell’ideologia: sono tutti inseriti in un ecosistema virtuale transnazionale, composto da canali social di matrice neonazista e suprematista, volti alla glorificazione di violenza e estremismi.
L’indagine, avviata nell’ottobre 2025 dalla Sezione Anticrimine dell’Aquila, deriva dalla pregressa attività antiterrorismo conclusa a luglio dello stesso anno dalla Sezione Anticrimine Carabinieri di Brescia. Un’inchiesta che aveva portato, già un anno fa, alla perquisizione del diciassettenne coinvolto. «Anche questo è collegato ai social. Dobbiamo collaborare con i grandi gestori delle reti per trovare delle soluzioni, oltre al divieto per i minori» commenta il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. «È il tema del momento ed è molto drammatico. Dobbiamo affrontarlo con grande attenzione e senso di responsabilità»