Arriva al cinema La Grazia, il ritorno di Sorrentino è il volto umano del potere  

Dopo il successo all’82ª Mostra del Cinema di Venezia, si appresta ad arrivare nelle sale La Grazia, l’ultimo lavoro di Paolo Sorrentino. Il regista premio Oscar de La Grande Bellezza torna a misurarsi con il potere e la sua sacralità laica offrendo quello che Luca Barnabé – critico cinematografico di Amica e Style Magazine – ha definito “Un ritratto umano, suggestivo, profondo e spiazzante”.

Al centro del racconto troviamo Mariano De Santis, interpretato da uno “straordinario Toni Servillo”(premiato con la Coppa Volpi al Lido), che segna la settima collaborazione tra l’attore e il regista napoletano. De Santis non è solo il Presidente della Repubblica: è un uomo vedovo, di profonda fede cattolica, che si muove tra i corridoi di un Quirinale spogliato della sua ritualità barocca per diventare un luogo di silenzio e introspezione.

 

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Un equilibrio tra estetica e sobrietà

Il film rappresenta un’evoluzione stilistica importante per Sorrentino. Secondo Barnabè, l’opera ha spiazzato il pubblico al Lido proprio per la sua natura duplice: è un film “al contempo estremamente sorrentiniano per il sentire e per l’estetica iper contemporanei, ma anche privo di alcuni barocchismi ed eccessi che avevano segnato, per esempio, il film precedente Parthenope”.

Questa asciuttezza stilistica si sposa perfettamente con il dilemma morale che muove la trama: la gestione di un delicato disegno di legge sull’eutanasia. De Santis non è un politico di professione nel senso cinico del termine, ma un uomo “mosso e segnato da un senso dell’etica profondo”, che trasforma una firma istituzionale in un atto di coscienza personale.

Il sorriso nel dramma: l’anomalia di un Presidente
La locandina de La Grazia di Paolo Sorrentino

Nonostante la densità dei temi trattati — dalla fine della vita alla responsabilità civile — La Grazia non cede mai al peso del melodramma puro. Barnabè lo descrive come un “film anomalo e bizzarro perché si sorride spesso pur trattando temi molto delicati come l’eutanasia e l’etica”.

Il conflitto del Presidente si snoda attraverso due richieste di grazia che irrompono nella sua routine di fine mandato, intrecciandosi con il rapporto complesso con la figlia Dorotea (Anna Ferzetti). Il Quirinale, in questa prospettiva, diventa il teatro di una solitudine quasi metafisica, dove il dubbio diventa l’unico strumento per maturare una decisione capace di cambiare il volto della società. Sorrentino ci mostra un fantomatico quanto verosimile Presidente della Repubblica, spogliato della sua corazza istituzionale per rivelarne le fragilità più intime.

Verso l’uscita internazionale

Il film, che ha già assunto un posto d’onore nella stagione dei Festival, sarà distribuito globalmente da MUBI. Dopo il debutto statunitense lo scorso 5 dicembre 2025, la pellicola arriverà gradualmente in Regno Unito, Germania, America Latina e numerosi altri territori (inclusi Canada, Spagna e Australia). In Italia è atteso per il 15 gennaio 2025 e fruibile in alcune sale selezionate nei giorni precedenti e durante le festività natalizie.

Un’opera necessaria, potrebbe essere considerata La grazia, perché capace di riportare il cinema ad interrogarsi sui grandi dilemmi del nostro tempo senza rinunciare ad uno sguardo poetico, talvolta ironico che ha reso Sorrentino un unicum nel panorama mondiale. Lo scontro tra la fede del padre e la visione giuridica della figlia Dorotea rimane una delle vette emotive del film, simbolo di un Paese che cerca, faticosamente, la propria “grazia”.

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