Scandalo a Trigoria. Una dipendente amministrativa dell’As Roma è stata licenziata dalla società giallorossa dopo la diffusione di un video di un suo rapporto intimo. Secondo quanto emerso dalle ricostruzioni de Il Fatto Quotidiano, le immagini erano sul telefono della donna. E il primo a farle circolare è stato un proprio un giocatore della Primavera – minorenne al momento dei fatti – che alla giovane avrebbe chiesto lo smartphone per poter effettuare una chiamata al suo procuratore.
La ricostruzione dei fatti
Dopo che il giovane primavera della Roma è venuto in possesso dello smartphone, avrebbe trovato il video incriminato. E, come purtroppo spesso accade, lo avrebbe inviato ad altri suoi compagni di squadra. Il filmato poi sarebbe arrivato anche allo stesso Tiago Pinto, ex direttore sportivo, che avrebbe chiesto il licenziamento della dipendente.
«Io l’ho saputo dopo il fatto. C’eravamo ancora noi o poco dopo che eravamo andati via», ha dichiarato Salvatore Foti, il vice di José Mourinho e con lui a Trigoria fino allo scorso 16 gennaio, confermando indirettamente quanto la storia fosse nota.
Passaggi legali
Al momento, l’avvocato della donna non ha ancora sporto denuncia. Dunque, sul piano penale non ci sono margini per procedere per un’eventuale ipotesi di revenge porn. L’intenzione dell’ex dipendente sembra piuttosto quella di puntare al reintegro sul posto di lavoro. L’indennità di mancato preavviso le è stata già versata.
La società giallorossa sta mantenendo la linea del silenzio. Spesso rimproverata al presidente Dan Friedkin per questioni strettamente sportive.
Il motivo del licenziamento
Stando a quanto sta circolando a Trigoria, il licenziamento sarebbe motivato dal fatto che il partner del rapporto intimo sul quale è circolato il video è un altro dipendente giallorosso. Anzi, un diretto superiore della donna. E anch’egli è stato licenziato. Una violazione della policy di etica aziendale sui comportamenti da tenere all’interno della società e non dettata da discriminazioni di genere.
Il rapporto tra l’altro, si sarebbe consumato all’interno degli uffici annessi al Fulvio Bernardini, il campo d’allenamento alla periferia sud della Capitale. Un punto, questo della «non discriminazione», sul quale si insiste molto nell’ambiente giallorosso.