Un massacro di oltre 30 mila persone. È il nuovo bilancio della repressione attuata a Teheran nella notte tra l’8 e il 9 gennaio, durante le proteste antigovernative. Un numero dieci volte maggiore rispetto alle cifre di cui aveva parlato il governo iraniano, ovvero circa 3100 morti. Ad affermarlo è stata la rivista statunitense Time.
Contro il governo
Le manifestazioni contro l’ayatollah Ali Khamenei sono iniziate il 28 dicembre scorso e si sono prolungate nelle settimane successive. Le Guardie del Governo, però, hanno spento il grido “libertà” con una forza brutale per volere della Guida suprema, che ha dato l’ordine di sopprimere ogni manifestazione di massa con «ogni mezzo necessario» sparando «per uccidere senza mostrare pietà». La mattanza che è trapelata solo in parte nel resto del mondo, in quanto Teheran ha limitato le notizie sulle proteste attraverso un blackout generale in tutto il Paese, rendendo impossibile ai cittadini di comunicare con l’esterno.

Nonostante il blocco di internet, però, alcuni iraniani sono riusciti a caricare in rete i video della carneficina compiuta dalle autorità, immediatamente dilagati sui social. I filmati mostravano da una parte le proteste dei cittadini, dall’altra l’azione dei cecchini appostati sui tetti e pronti a colpire i manifestanti. Ma soprattutto le registrazioni mostravano il risultato del massacro. Centinaia di corpi stesi a terra, inizialmente deposti in sacchi neri e portati via con le ambulanze, poi accatastati uno sull’altro in mancanza di buste di plastica e trasportati da camion a diciotto ruote.
La reale carneficina
Subito dopo la strage, il regime aveva parlato di poco più di 3 mila vittime, cifra confermata dagli agenti presenti sul luogo. Il numero è stato contestato dai media iraniani anti-ayatollah, che invece hanno descritto la notte tra il 7 e l’8 gennaio come una mattanza «di portata inimmaginabile», parlando di circa 30 mila morti. La stima, però, non teneva conto dei feriti portati in ospedale e morti nei giorni successivi. Rimane comunque un numero molto elevate, tant’è che non tutti i corpi delle vittime sono stati seppelliti nei cimiteri per mancanza di spazi ed è stato necessario scavare fossi comuni.
I numeri del Time
A parlare apertamente dell’errore numerico è stata la rivista Time, quasi tre settimane dopo la carneficina. Il macabro record dell’ayatollah è iniziato a trapelare lentamente in tutto il mondo e il motivo è da collegarsi al blackout voluto dal regime. Dopo il blocco di internet, infatti, non era stato possibile ai cittadini di Teheran mandare testimonianze all’esterno e solo negli ultimi giorni è stato possibile sommare più informazioni, rendendo più chiara la situazione. Il Times, inoltre, ha paragonato la strage iraniana a quella di Babij Jar nella periferia di Kiev, avvenuta tra il 29 e il 30 settembre 1941, quando il regime nazista di Hitler sterminò circa 33 mila ucraini.
Tra Stati Uniti e Israele

La notte dell’8 gennaio ha rappresentato un episodio fondamentale nella storia della Repubblica islamica e le sue conseguenze non si sono limitate al futuro della popolazione iraniana. La mattanza ha coinvolto più attori internazionali, in primis gli Stati Uniti di Donald Trump, che aveva promesso ai manifestanti un aiuto mai arrivato. Il governo, però, sembra agire in Medio Oriente con l’invio di soldati e mezzi. Una portaerei, sei navi da guerra, due sottomarini, cento aerei da combattimento e decine di aerei di rifornimento e di intelligence. Le false speranze del tycoon hanno fatto salire la tensione anche in Israele, timoroso di un possibile attacco da parte di Teheran prima dell’intervento militare americano.