Il Tar dell’Emilia Romagna ha accolto il ricorso di due tassisti e ha annullato il provvedimento “Bologna Città 30”, introdotto nel luglio 2023 ed entrato in vigore nel gennaio 2024.
La giunta comunale e il sindaco Matteo Lepore avevano voluto inserire il limite dei 30 km/h nel 70% delle strade del centro abitato. Una decisione che però è stata accompagnata da “motivazioni troppo generiche” secondo il Tribunale amministrativo che ha accettato le rimostranze degli autisti, uno dei quali si è poi sfilato, sottoscritte anche dai vertici locali di Fratelli d’Italia.
I risultati del limite 30 km/h a Bologna
L’iniziativa voluta dalla giunta di centrosinistra ha portato a buoni risultati in termini di riduzione di incidenti, decessi, feriti, inquinamento e traffico. Nei dati forniti dal Comune di Bologna, i primi 6 mesi del 2024 hanno visto un calo del 38% degli incidenti gravi e dell’11% dei sinistri stradali generici. In grande diminuzione anche i morti (-33%) e i feriti (-12%), così come l’inquinamento (-23%).
Nei primi sei mesi del 2025, riferisce LaPresse, gli incidenti gravi hanno fatto segnare un -21%, mentre quelli generici un -15%. A calare anche i feriti (-5%). Nei due periodi analizzati cresce invece l’utilizzo delle biciclette (+12% nel primo semestre 2024, +19% nel primo semestre 2025) e il bike sharing (+119%).

Come va nelle altre città? Cesena l’apripista, poi Olbia e le metropoli
La prima città italiana ad applicare il limite dei 30 km/h è stata Cesena nel lontano 1998. Secondo le stime proposte da Il Fatto Quotidiano nel 2024, dal 2001 gli incidenti stradali complessivi sono quasi dimezzati (-46,09%), mentre quelli mortali sono diminuiti del 14,3% dal 2010. A seguire la città romagnola è stata Olbia nel 2021. Il comune sardo ha fatto registrare un -23% negli incidenti stradali nei primi tre anni e un -37% nelle vittime. Anche altre grandi città hanno poi introdotto, in alcune zone, questo limite di velocità: spiccano gli esempi di Torino, Milano, Parma, Firenze e Roma. Si tratta però di luoghi con un campione minore e per questo motivo si attendono dati più indicativi nei prossimi anni.
All’estero, il fenomeno è più diffuso. Una ricerca sulla rivista Road Safety and Road Infrastructure Design, risalente al 2025, ha analizzato i dati sulle principali città europee che hanno apportato questa misura. Spicca Londra che dal 2024 è diventata la più grande “Zona 30” del Vecchio Continente: -46% di incidenti, -25% di morti e feriti, -10% di emissioni. Un’altra grande capitale come Parigi convive dal 2021 con questo provvedimento e ha fatto segnare anch’essa una riduzione importante negli incidenti (-40%), nei feriti (-25%) e nell’impatto acustico (-3 decibel).
Le reazioni dopo l’esito del ricorso
Il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha promesso che il progetto andrà avanti: “La Città 30 andrà avanti. Le vittime della strada e i loro familiari ce lo chiedono”. A festeggiare è invece la destra, con il Ministro delle infrastrutture dei trasporti Matteo Salvini che ha commentato: “La sicurezza stradale va fatta con buon senso e non con provvedimenti ideologici che danneggiano i cittadini”.
A cura di Daniele Minini