Nonostante l’accordo storico stipulato nel maggio 2025 tra Regno Unito, Usa e Mauritius per la restituzione delle Isole Chagos, Londra ha deciso di sospendere il disegno di legge che avrebbe reso a Mauritius l’arcipelago. La causa principale della decisione del Primo Ministro britannico sembrerebbe essere il dietrofront diplomatico del presidente statunitense e le affermazioni rilasciate a riguardo in questi mesi. Secondo Trump, la restituzione dell’arcipelago rappresenterebbe una «mossa di debolezza» nello schema geopolitico globale, perdendo controllo in una zona sotto forte influenza cinese.
La posizione strategica
L’arcipelago delle Isole Chagos si trova in una posizione fortemente strategica dell’Oceano Indiano. Si trova a 9000 chilometri da Londra, ma ne dista 2000 dalle coste di Mauritius a ovest e Sri Lanka ad est. Dal 1814, in seguito alla sconfitta di Napoleone Bonaparte, entrano a far parte delle colonie britanniche. Queste isole, insieme ad altri piccoli arcipelaghi, dal 1965 compongono i Territori Britannici dell’Oceano Indiano (BIOT), separati dall’isola Mauritius a cui fu concessa l’indipendenza, ma che da tempi immemori le reclama. La sovranità dell’arcipelago, a seguito degli accordi dello scorso anno, appartiene al governo mauriziano. Ma l’amministrazione dell’isola principale Diego Garcia è sotto la tutela degli Stati Uniti d’America, i quali detengono una base militare sull’isola.

L’accordo
Secondo le sentenze della Corte Internazionale di Giustizia e l’ONU, l’arcipelago deve rispondere alla sovranità di Mauritius, ma con una serie di piccole clausole. Il regno Unito avrebbe in teoria mantenuto una amministrazione tecnica e operativa sulla sola isola Diego Garcia per 99 anni, con un indennizzo annuale di 100 milioni di sterline. In pratica, l’amministrazione sarebbe delegata alle forze militari. Anche se la sovranità fosse mauriziana, la gestione quotidiana della base, l’accesso al porto e allo spazio aereo rimarrebbero sotto il controllo britannico-americano. Inoltre, l’accordo prevedeva una clausola per il reinserimento di nativi mauriziani nelle isole, trasferiti con la forza a Mauritius quando il Regno Unito prese possesso dell’arcipelago.
Il dietrofront di Trump
Il 20 gennaio 2026 Donald Trump, si è espresso aspramente riguardo l’accordo, definendolo un «atto di grande stupidità». Si è detto «sorpreso» della scelta inglese di intraprendere l’accordo, anche se in realtà la decisione della Corte Internazionale non dovrebbe stupire il Presidente, dato che è stata firmata da Londra, ma approvata da Washington. Secondo Trump, «non c’è dubbio che la Cina e la Russia abbiano notato questo atto di totale debolezza. Si tratta di potenze internazionali che riconoscono solo la forza», pertanto una permanenza stabile sull’isola Diego Garcia sarebbe fondamentale per la sicurezza locale e globale. Il governo mauriziano è molto vicino a Pechino, e la posizione strategica dell’arcipelago fa gola a tutti i protagonisti in gioco.

La comunità chagossiana in protesta
Ad un passo dalla realizzazione dell’accordo, Washington si è tirata indietro. Non ha inviato a Londra i documenti necessari per procedere con la pratica, e così Starmer ha sospeso il progetto. Non è chiaro se la restituzione verrà ripresa in futuro. Nel frattempo in questi giorni molti membri della comunità chagossiana residente nel Regno Unito hanno manifestato più volte davanti al Parlamento e all’Alta Corte. C’è chi reclama l’autoaffermazione, ovvero il diritto di decidere del proprio futuro, non di essere ceduti ad uno stato in cui non hanno mai vissuto. Ma c’è anche chi vede in questo accordo l’ennesimo peso eccessivo dato a un fattore politico, a discapito di un’intera popolazione deportata e dei suoi diritti. Proprio in questi mesi, un gruppo di attivista chagossiani è sbarcato sull’arcipelago e si rifiuta di andarsene, protestando per il fatto che Mauritius prenda il controllo senza il consenso dei nativi.