
Il diritto alla libertà di stampa permette di pubblicare ogni libro, a prescindere dalla tematica? Questa è la domanda che sta dilagando sui media spagnoli a seguito della decisione della casa editrice Anagrama di sospendere la pubblicazione di “El odio” di Luisgé Martín. Libro previsto in uscita dal 26 marzo, che indaga sul caso di José Bretón, uomo che uccise i suoi figli nel 2011.
Il caso
La tragedia avvenne l’8 ottobre 2011 a Cordova, dopo che Ruth Ortiz, ex compagna di Breton, chiese il divorzio. Per vendicarsi, il marito decise di uccidere i due figli, di sei e due anni, prima addormentandoli con sonniferi e poi bruciando i loro corpi. La sentenza finale si ebbe solo due anni dopo, in quanto l’uomo affermò inizialmente che i due figli erano scomparsi e successivamente si dichiarò innocente di fronte alle accuse. Ma alla fine, nel 2013, il Tribunale provinciale di Córdoba condannò Bretòn a 40 anni di carcere, diventati poi 25, per duplice omicidio. A ciò si aggiunsero gli aggravanti di parentela, premeditazione e crudeltà nell’esecuzione.

“El odio”
Questa storia si unisce al lavoro di scrittore di Luisgé Martín, autore di romanzi quali “La donna d’ombra” e “Cento notti”. “El odio” ricostruisce il caso sia tramite il ritratto dell’assassino, indagando il suo movente e la sua mente, sia inserendo il rapporto diretto tra di loro. Ovvero conversazione al telefono, lettere e un incontro nel carcere di Herrera de La Mancha. Il lavoro fu realizzato prendendo come riferimento testi come “A sangue freddo” di Truman Capote e “L’avversario” di Emmanuel Carrère. Il primo è considerato il modello per eccellenza per trattare storie di crimini realmente accaduti, mentre il secondo parla del caso di pluriomicidi compiuto da di Jean-Claude Romand.
«Non potevo coinvolgerla»
Nonostante l’eminente pubblicazione, la procura di Cordova ha impedito l’uscita dopo l’intervento di Ruth Ortiz, unica sopravvissuta della tragedia. La donna si è opposta in quanto non a conoscenza del progetto fin quando non è partita la compagna di lancio. Sul Paìs si legge «Martín ha deciso di non contattarla in nessun momento del processo di scrittura», infatti l’autore ha detto al giornale spagnolo: «Non avevo un contatto con lei. Non credo che avrei osato parlarle, non credo che avrei dovuto coinvolgerla». La critica mossa da Ortiz è stata poi appoggiata sui social da altre persone, soprattutto perché il libro causerebbe «un dolore enorme e nuovi danni psicologici».
Le risposte di Anagrama e Martin
La casa editrice, quindi, ha sospeso l’uscita del libro, ma si è appellata al diritto della libertà di espressione e di stampa. Sottolineando che secondo la Costituzione spagnola «la letteratura può e deve affrontare questi temi senza trascurare la complessità che essi rappresentano». E soprattutto che «La letteratura si occupa da sempre di realtà complesse e dolorose, e anche di crimini che hanno segnato intere società». Anche Martin si è pronunciato sul caso, affermando che il suo obiettivo era quello di «indagare la brutalità della natura umana, la crudeltà, le strutture sociali che sostengono questa violenza senza fine». Non giustifica, quindi, l’atto di Bretón. Anzi tratta «con il massimo rispetto per le vittime».

Il lavoro di Martin
Martin nei suoi libri affronta ripetutamente tematiche delicate e situazioni di conflitto interno a determinate persone. Per esempio, ne “El amor del revés” parla dell’accettazione dell’omosessualità, fatto che lo tocca in prima persona. Martin, inoltre, è impegnato anche dal punto di vista politico come consulente per l’ambito culturale al Partito socialista spagnolo e in passato come collaboratore di Pedro Sánchez. Incarico per cui doveva scrivere e supervisionare i discorsi pubblici. In ogni caso, “El odio” rimarrà ancora al centro del dibattito mediatico spagnolo: il tribunale di Barcellona ne ha autorizzato l’uscita, la procura di Cordova ha affermato di voler fare ricorso, mentre Anagrama ha bloccato per tempo indeterminato la pubblicazione.