Il caso

Shadow Fleet: la flotta fantasma che contrabbanda petrolio

C’è una flotta di navi petroliere, spesso vecchie e comprate quando erano prossime alla rottamazione, che solca le acque di mari e oceani cambiando nome e bandiera per trasportare petrolio di contrabbando.
È la Shadow Fleet, la flotta ombra dalle dimensioni sconosciute, ma che secondo le stime (di S&P Global e del quotidiano El País) sarebbe composta da circa 1000 petroliere o più in grado di imbarcare circa il 18,5% del trasporto totale di petrolio.

La petroliera Marinera fotografata nel 2025 nel mare di Singapore
Il sequestro americano

Il 7 gennaio il presidente americano Donald Trump ha sequestrato due navi petroliere, una mentre si trovava nel mar dei Caraibi e la seconda al largo dell’Islanda. Quest’ultima esibiva il nome Bella-1, ma al momento dell’abbordaggio statunitense l’imbarcazione aveva cambiato nome in Marinera e esibito la bandiera russa. Mosca ha definito l’atto statunitense “illegale”. Il ministro della difesa britannico John Heaely, dopo aver rivelato che Londra ha collaborato durante l’operazione Usa, ha dichiarato che la Marinera ha una storia nefasta di appoggio ad un asse russo-iraniano che alimenta il terrorismo.

Cos’è la Flotta Ombra?

La Russia è il Paese che ricorre maggiormente alla navi della Shadow Fleet. I frequenti attacchi ucraini a petroliere russe nel mar Baltico, intensificati negli anni della guerra, hanno come obiettivo proprio questa flotta. Russia, Iran e Venezuela sarebbero i mandanti principali. Hanno l’obiettivo di aggirare le sanzioni imposte sul commercio di greggio. La reale proprietà delle navi è mascherata da una rete di società di comodo. Tali società fanno riferimento a caselle postali situate nelle Seychelles, nelle Isole Marshall, negli Emirati Arabi e in luoghi con regolamentazioni fiscali non troppo rigide. Il petrolio di contrabbando arriverebbe poi a diversi paesi, in particolare India e Cina, ma anche paesi occidentali.

Droni navali dell’SBU colpiscono una petroliera della “flotta ombra” nel Mar Nero
Come si nascondono le navi fantasma

La flotta ombra ricorre a diversi metodi per non essere identificata. Dal semplice cambio di nome e bandiera, come ha fatto la Marinera, ex Bella-1, tentando di nascondersi agli americani, fino a più sottili metodologie tecniche. A volte le petroliere avvicinandosi ai porti spengono i propri transponder, le ricetrasmittenti che inviano automaticamente i dati della propria nave, diventando vere e proprie navi fantasma. Oppure ricorrono allo spoofing, cioè la pratica con cui alcune strumentazioni militari sostituiscono i segnali GPS con altri falsi, indicando una posizione diversa da quella reale. Spesso quando si trovano in acque internazionali, nascoste dai controlli degli altri Paesi, le petroliere fantasma trasferiscono il petrolio su navi legittime, completando di fatto il traffico prima di giungere ai porti.

La pericolosità della Flotta

Queste navi operano ormai da anni. Transitano anche nel Mediterraneo e sfruttano i porti italiani. L’associazione Greenpeace ha monitorato le attività di 52 petroliere al largo del Golfo di Augusta, nelle acque di Siracusa. Né Roma, né Bruxelles hanno mai interrotto i traffici. I tentativi di fermare le navi si sono rivelati fallimentari poiché all’imbarcazione fantasma è bastato cambiare il nome e registrarsi sotto un altro Stato per ottenere il rilascio. La pericolosità della Shadow Fleet va oltre all’illegalità dei traffici. Il rischio di esplosioni, versamenti di petrolio e incendi che si verifica su imbarcazioni vecchie e senza regolamentazione è alto. Inoltre c’è la possibilità che siano implicate nella “guerra ibrida” condotta dalla Russia attraverso il lancio di droni spia, il sabotaggio dei cavi sottomarini e altri operazioni contro gli Stati europei.

L’abbordaggio statunitense alla petroliera Marinera
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