Scontri sull’A1: le origini del risentimento tra i tifosi di Napoli e Roma

Chilometro 364 dell’Autostrada del Sole, ora di pranzo di domenica 7 gennaio. Le aree di servizio sono intrise di malinconia, quella propria di chi è in viaggio dopo aver salutato i propri cari prima di tornare ai doveri quotidiani. Ma questo non è bastato a scongiurare il peggio: nell’Autogrill di Badia al Pino, tra Monte San Savino e Arezzo, di lì a poco quasi seicento persone, tra tifosi napoletani e romanisti, hanno dato via ad una vera e propria guerriglia, che poco ha a che fare con “l’incidente di percorso”. Secondo la Questura di Arezzo, infatti, lo scontro sarebbe stato premeditato, e poi portato a compimento, con tanto di feriti. Ad avere la peggio un tifoso romanista che, dopo esser stato colpito da un’arma da taglio, è stato ricoverato in codice giallo all’ospedale di Arezzo. Lo stesso ultrà è stato poi arrestato per rissa aggravata, come riporta l’Ansa. Gli scontri hanno causato la momentanea interruzione del tratto autostradale interessato, con code fino a 15 chilometri nell’aretino.

Le origini dei rancori

Quello tra Napoli e Roma era conosciuto come “Il derby del Sole”, proprio perché vedeva protagoniste le prime due squadre dell’Italia centro-meridionale ad essere ammesse alla Lega Calcio. Oggi, però, la situazione è molto più complessa. Le origini del risentimento tra le due tifoserie risalgono alla finale di Coppa Italia del 2014 tra Napoli e Fiorentina: è il mese di maggio quando a Roma, Ciro Esposito, tifoso azzurro, è ucciso per mano di Daniele De Santis, ultrà romanista, oggi condannato a 16 anni di reclusione. La morte di Ciro dà il via a una vera e propria ondata d’indignazione generale, sia per la giovane età della vittima, che per il contesto in cui ci si è arrivati. Gli episodi di domenica, in qualche modo, riportano alla mente le scene terribili degli scontri di 9 anni fa. E a pagarne le conseguenze sono soprattutto i cari del giovane scomparso. Antonella Leardi, la mamma di Ciro, aveva reagito al lutto intraprendendo da subito una lotta personale contro la violenza. Questo il suo messaggio dopo i fatti di domenica: «Condanno come sempre faccio da anni tutto ciò che è violenza nel calcio e che per me e tutta l’Associazione che rappresento in memoria di mio figlio, deve essere aggregazione, sportività e rispetto. Nonostante i miei appelli è una parte delle Istituzioni che continua ad essere sorda di fronte a un fenomeno che sembra sopito ma a cui basta una scintilla per riesplodere. Le passerelle di qualcuno si sono perse nell’oblio. Continuerò a credere che il calcio possa cambiare fin quando il buon Dio mi darà forza».

L’omicidio di Gabriele Sandri nello stesso Autogrill

Quella di Badia al Pino è la stessa stazione di servizio dove nel 2007 si è consumata la tragedia di Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso dalla polizia con un colpo di pistola. Il 26enne originario della Balduina, quartiere borghese di Roma Nord, quella mattina dell’11 novembre era partito in auto alla volta di Milano, assieme a quattro amici, anche loro tifosi laziali. Era una domenica di campionato e a San Siro si sarebbe giocata la partita Inter-Napoli. I quattro si erano fermati a fare colazione nell’area di servizio di Badia al Pino. Gabriele, invece, era rimasto in auto, addormentato sul sedile posteriore della Renault Megane. I quattro, tornando alla macchina, avevano incrociato un gruppo di tifosi juventini. La rivalità tra tifoserie aveva generato qualche insulto e una piccola rissa, senza feriti. Sull’altro lato della carreggiata una pattuglia della stradale aveva notato la scena, fermandosi alla stazione di servizio.

Intanto, i quattro laziali erano risaliti in macchina e avevano messo in moto, pronti a ripartire. Da lì a qualche secondo si è consumata la tragedia. L’agente di polizia Luigi Spaccatorella estrae l’arma di servizio e spara due colpi da 50 metri di distanza. Il secondo oltrepassa le griglie divisorie delle due carreggiate, buca il finestrino dell’auto e centra Gabriele al collo. Gli amici tentato di tamponare la ferita con una sciarpa biancoceleste, mentre aspettano i soccorsi, in diretta al telefono con gli operatori del 112. All’arrivo dei sanitari, i tentativi di rianimazione sono inutili.

La morte del giovane Gabriele scatenò un’ondata di rabbia e indignazione tra le tifoserie di tutta Italia. In quella stessa domenica di inizio novembre numerosi incontri del campionato furono sospesi. A Milano gli ultrà di Lazio e Inter marciarono sotto la sede della Rai. A Roma i tifosi romanisti e laziali, uniti contro la polizia, assaltarono la caserma delle volanti Maurizio Giglio al Flaminio. Spaccarotella sarà condannato a 9 anni e 5 mesi per omicidio doloso. Scontata la pena in carcere è definitivamente un uomo libero dal 2021.

Di Sara Leombruno e Valentina Cappelli

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