Continua lo scontro tra Madrid e Washington. Il premier spagnolo Pedro Sanchez prende una netta posizione sul conflitto in Iran decidendo di negare l’uso delle basi militari di Rota e Morón in Andalusia e di chiudere lo spazio aereo ai mezzi coinvolti nell’operazione militare statunitense e israeliana. Una sfida diretta al presidente Donald Trump.
Nelle scorse settimane

La contrapposizione tra i due leader era già emersa nelle scorse settimane. Prima Sanchez aveva definito l’intervento a Teheran una «guerra illegale». Poi Trump aveva sottolineato come l’operazione fosse giustificata come risposta a minacce strategiche, criticando il rifiuto spagnolo di appoggiare la posizione della Casa Bianca. A ciò aveva aggiunto le sue classiche minacce, evocando ritorsioni sul piano economico e commerciale. Nonostante le intimidazioni, Madrid non si è piegato a Washington e ha rimarcato il suo «no alla guerra» annunciato a inizio marzo. E ora si è aggiunto un nuovo step.
Il nuovo passaggio
Il governo di Madrid ha ulteriormente enfatizzato la sua posizione vietando l’utilizzo di due infrastrutture chiavi per le operazioni della NATO e statunitensi nel Mediterraneo, ovvero le basi di Rota e Morón, e negando il passaggio aereo a tutti i voli legati all’operazione Epic Fury. Il veto non riguarda solo i voli statunitensi e israeliani direttamente coinvolti nella guerra, ma anche quelli di supporto provenienti da basi di altri Paesi europei. Per esempio, gli aerei di supporto o gli aerei cisterna per il rifornimento in volo che dal Regno Unito e dalla Francia potrebbero sorvolare la Spagna.
Le parole
L’annuncio è stato dato da Sanchez al Congresso: «Abbiamo negato agli Stati Uniti l’uso delle basi di Rota e Morón per questa guerra illegale. Tutti i piani di volo che prevedono azioni legate all’operazione in Iran sono stati respinti. Tutti, compresi quelli degli aerei di rifornimento». Il blocco è stato prontamente commentato da Trump, che non si è mostrato preoccupato in quanto non ha bisogno «dell’aiuto della Spagna in Iran». Più in generale la decisione di Madrid «fa parte della decisione già presa dal governo di Spagna di non partecipare e di non contribuire a una guerra iniziata in maniera unilaterale e contro il diritto internazionale» ha dichiarato il vicepremier Carlos Cuerpo, ministro dell’Economia del gabinetto Sánchez. Cuerpo ha inoltre specificato come, nonostante le minacce commerciali di Trump, le relazioni economiche tra i due Paesi stiano «procedendo con totale normalità». Come prima dello scoppio del conflitto in Iran.
🔴ÚLTIMA HORA: Irán considera a España un país comprometido con el derecho internacional, por lo que se muestra receptivo ante cualquier solicitud procedente de Madrid.#EstrechoDeOrmuz pic.twitter.com/WZjwCPB7CK
— Embajada de Irán en España (@IraninSpain) March 26, 2026
L’eccezione del divieto
Il veto prevede un unico caso eccezionale in cui sarà concesso il transito o l’atterraggio: le situazioni d’emergenza. Gli aerei statunitense posso continuare a usare le basi, ma solo entro i limiti stabiliti dall’accordo tra Spagna e Stati Uniti. inoltre, restano attive le missioni già previste, come il supporto logistico alle truppe americane in Europa e l’assistenza tecnica alla navigazione aerea per i voli che passano sopra lo Stretto di Gibilterra. Tra questi rientrano i bombardieri B-2 Spirit, che partono dalla base di Whiteman negli Stati Uniti, volano fino in Iran per svolgere missioni e poi tornano indietro senza fare scalo.
Il tentativo statunitense

Prima dell’attacco in Iran dello scorso 28 febbraio, il Pentagono aveva spostato 15 aerei cisterna Kc-135 nelle basi di Rota e Morón con un obiettivo preciso: fare pressione su Teheran durante i negoziati in Svizzera e Oman. Inoltre, la Casa Bianca aveva verificato la possibilità di schierare bombardieri B-52 e B-1 nelle basi spagnoli, usati in passato per esercitazioni e impiegati solo una volta per attaccare un altro Paese. Ovvero nel 1991, quando sotto il governo socialista di Felipe Gonzales la Spagna aveva preso parte alla guerra del Golfo. Ma l’ipotesi proposta da Trump è stata prontamente respinta da Madrid subito dopo l’avvio del conflitto, ritenuto da Sanchez non conforme al diritto internazionale. Il premier inoltre ha rimarcato anche la mancata copertura giuridica internazionale in assenza di un mandato di ONU, Nato e Unione Europea.
Le possibilità future
La decisione di Madrid si inserisce in un quadro geopolitico delicato che coinvolge Stati Uniti, Unione Europea e Medio Oriente. Innanzitutto, lo scontro Sanchez-Trump potrebbe trasformarsi in un caso politico e diplomatico aprendo una frattura tra i due Paesi. Potrebbe poi portare anche ripercussioni in altri Stati europei, spinti a emulare le posizioni spagnoli e allontanarsi da Washington. Ma soprattutto potrebbe trasformare il ruolo della Nato, aprendo un dibattitto sulle sue funzioni e sulla legittimità delle operazioni militari non condivise.