Salario minimo a 1000 euro: la Spagna dice sì

Il governo spagnolo e i due principali sindacati del Paese, Ugt e Comisiones Obreras, hanno chiuso un accordo per portare il salario minimo mensile a 1.000 euro netti per 14 mensilità. La norma è retroattiva e varrà dal 1° gennaio di quest’anno. La variazione è di 35 euro in più rispetto al 2021 e inciderà su 2 milioni di lavoratori spagnoli.

Le imprese sono contrarie

Un risultato molto importante per il nostro Paese ha dichiarato la ministra spagnola del lavoro Yolanda Diaz presentando l’accordo. Il premier spagnolo Pedro Sánchez, invece, ha aggiunto che questa misura serve ad aumentare il dialogo sociale.

In Spagna le imprese, però, non sono d’accordo. La Confedrazione Spagnola delle Organizzazioni aziendali (Ceoe) ritiene che non sia il momento di fissare un aumento del salario minimo, visto «il contesto economico di incertezza». Allora, il governo si è dichiarato pronto a negoziare per arrivare ad un accordo.

Cos’è il salario minimo?

Il salario minimo consiste nella paga più bassa, su base oraria, giornaliera o mensile, che deve essere data ai lavoratori per legge. Serve a tutelare chi, pur lavorando, è in condizioni di indigenza o di povertà. Infatti, è considerato uno strumento di lotta contro le disuguaglianze economiche.

Il salario minimo nell’Ue e in Italia

L’11 novembre 2021 il Parlamento europeo ha votato a favore della direttiva sul salario minimo, che però non ne prevede l’imposizione per legge agli stati membri. In Ue 21 Paesi hanno un salario minimo nazionale. Il più alto in Lussemburgo con oltre 2.000 euro al mese, seguito da Irlanda, Paesi Bassi, Belgio, Germania e Francia che lo hanno fissato a 1.500 euro.

Il salario minimo in Ue

L’Italia è tra i sei paesi europei (Svezia, Finlandia, Danimarca, Austria, Cipro) a non avere una normativa sul salario minimo a livello nazionale. Questo è dovuto alla tendenza di gestire i salari minimi in maniera differenziata a seconda del settore lavorativo. Dunque, in Italia non è attualmente previsto sebbene l’articolo 36 della Costituzione Italiana sancisca il diritto del lavoratore a una retribuzione adeguata.

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