Regeni, dieci anni dopo: il ruolo essenziale dell’informazione

Secondo Committee to Protect Journalists (CPJ), sono 330 i giornalisti arrestati in tutto il mondo nel 2025. Un esempio recente è Don Lemon, ex conduttore della CNN, arrestato il 30 gennaio di quest’anno per aver partecipato a una protesta anti ICE nel 18 gennaio del 2026 in Minnesota. Lemon è stato poi rilasciato in quanto si trovava lì per svolgere il suo lavoro. Stando al report di Reporters Without Bordeders (RSF), sono 67 i giornalisti uccisi nel mondo per via del loro mestiere nel 2025.

La morte di un ricercatore scomodo

Un caso di cronaca di rilevanza internazionale è quello del dottorando italiano dell’Università di Cambridge Giulio Regeni. Il giovane è stato sequestrato dai servizi segreti egiziani il 25 gennaio 2016 e ritrovato morto il 3 febbraio dello stesso anno alla periferia della capitale egiziana con segni di torture. Le sue ricerche si concentravano soprattutto sui sindacati indipendenti dei venditori ambulanti egiziani. Questo tema, tuttavia, era considerato molto delicato dalle autorità locali.

Un processo senza imputati

Le indagini italiane hanno portato all’incriminazione quattro ufficiali dei servizi segreti egiziani. Il processo si sta svolgendo in contumacia in quanto gli agenti si trovano in Egitto. Le autorità egiziane hanno ufficialmente scagionato i quattro uomini il 30 dicembre 2020. Secondo la loro versione, le accuse italiane poggiavano su basi probatorie insufficienti.

Verità negata e verità cercata: il ruolo dei media italiani e internazionali

Se dopo 10 anni il processo continua ad andare avanti per arrivare a una giustizia lo si deve anche al ruolo dei media d’informazione. Avendo Regeni studiato a Cambridge, la stampa britannica ha seguito il caso con attenzione. Anche in Egitto alcuni media hanno riportato i fatti attraverso inchieste indipendenti. Spesso, però, queste testate hanno subito pesanti ripercussioni, come nel caso del giornale online Mada Masr.

I media italiani sono stati i primi a mettere in dubbio le versioni fornite dal Cairo: dalla versione dell’incidente stradale a quella della banda di rapinatori, fino al movente di spionaggio. Amnesty International Italia ha giocato un ruolo cruciale, attivandosi subito con la campagna “Verità per Giulio Regeni”. Attraverso un appello a enti locali e università, ha promosso l’esposizione dello striscione giallo come segno tangibile di impegno civile.

Essendo Giulio Regeni legato a una delle università più prestigiose al mondo, l’attenzione dei media anglosassoni (BBC, The Guardian) è stata immediata e costante, dando al caso una copertura globale che altri casi locali (egiziani) non hanno avuto. Il suo omicidio è stato percepito come un attacco diretto alla libertà di ricerca accademica, e questo ha mobilitato le università di tutto il mondo, oltre a quelle italiane. A tenere viva l’immagine del caso è stato anche lo striscione giallo “Verità per Giulio Regeni” onnipresente in Comuni, piazze e università italiane. Ma soprattutto è stata importante la determinazione dei genitori (Paola e Claudio Regeni) nel non permettere che il caso venisse dimenticato, trasformando quello che è accaduto al figlio in una battaglia civile e globale.

Moises Alejandro Chiarelli

Per mestiere mi occupo un po' di tutto, ma per passione racconterei soprattutto di esteri. Come obiettivo, invece, mi sono posto quello di scrivere di più di giudiziaria. Ho collaborato per 2 mesi nell'agenzia stampa AdnKronos. Sono un giornalista praticante che ha tanta voglia di fare.

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