REFERENDUM GIUSTIZIA, RICORSO RESPINTO DAL TAR: SI VOTERÀ IL 22 E 23 MARZO

Carlo Guglielmi Comitato per il no

Il Tar del Lazio si è espresso: respinto il ricorso avanzato dal ‘Comitato dei 15’ per la data del referendum sulla magistratura. Il 12 gennaio, il Governo aveva indetto la consultazione popolare per 22 e 23 marzo, non aspettando il termine dei 90 giorni dalla pubblicazione del testo in Gazzetta ufficiale.

LA SENTENZA

Il 27 gennaio i giudici del Tribunale amministrativo regionale (tar) hanno ascoltato in un’udienza a porte chiuse durata poco più di un’ora 16 avvocati – 14 ‘per il si’ e 2 per no – prima di arrivare al verdetto. Ricorso respinto. I giudici amministrativi hanno infatti ritenuto infondati i motivi del ricorso presentato dal ‘Comitato dei 15’. La decisione è stata emessa attraverso la forma di sentenza anzichè di ordinanza. I giudici non si sono quindi limitati a decidere solo nella richiesta di sospensione ma hanno affrontato la questione nel merito ponendo un punto fermo. Resta comunque ancora aperta la possibilità – per il ‘Comitato per il no’ – di fare ricorso.

Tribunale amministrativo regionale del Lazio
Tribunale amministrativo regionale del Lazio

«In definitiva, quindi, la pretesa dei ricorrenti è destituita di fondamento, non potendosi lasciar dipendere la deroga ad un precetto normativo primario chiaro – che impone, tra l’altro, una tempistica certa e stringente per lo svolgimento del referendum costituzionale (anche al fine, segnalato in dottrina, di evitare il protrarsi dello stato di incertezza sulla normativa costituzionale validamente, ma non efficacemente modificata) – da un evento futuro ed incerto (l’ammissione del quesito referendario proposto dai promotori)».
Fonte: Sentenza 1694/2026 

 I MOTIVI DEL RICORSO

«Scelta che contrasta con il diritto di iniziativa popolare». Questa la motivazione alla base del ricorso presentato al Tar del Lazio contro la decisione del Governo di fissare la data della consultazione referendaria prima della scadenza dei novanta giorni (prevista per il 30 gennaio 2026) dalla data di pubblicazione della legge sulla Gazzetta ufficiale.

Secondo i ‘promotori del No’, la decisione del Governo di fissare la data del referendum prima della scadenza formale della raccolta firme violerebbe la prassi costituzionale consolidata. Infatti, nella storia recente, i governi hanno sempre atteso la scadenza dei novanta giorni dal deposito della legge in Gazzetta Ufficiale per permettere agli elettori di completare le sottoscrizioni. Il governo Meloni, invece, si è basato su un’altra norma (articolo 15 della legge 352/1970) che consente di fissare la data entro sessanta giorni dall’ordinanza della Cassazione che ha ammesso il referendum.

Lo stesso Comitato per il no il 22 dicembre 2025 aveva lanciato una raccolta firme per chiedere l’indizione di un ulteriore referendum con un quesito proprio. Le 500 mila firme necessarie sono state raccolte in meno di un mese e il 28 gennaio 2026 depositate all’Ufficio centrale per il referendum istituito alla Corte di cassazione.

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