Prima riunione del Board of Peace: un palco per il Trump Show, speculazioni su Gaza

Si è ufficialmente aperta la stagione del Board of Peace di Donald Trump. Il presidente Usa ha fatto il suo ingresso al primo meeting del board mentre gli altoparlanti della sala trasmettevano Gloria di Umberto Tozzi nella versione di Laura Branigan. «Piace a tutti la musica?» ha chiesto Trump durante la foto di gruppo. D’altronde ogni palco è buono per il The Donald Show, anche quando è quello in cui si decide il futuro di una popolazione devastata.

Israele presente, la nota di Hamas

Più che una decisione sul futuro di Gaza sembra essere in corso una speculazione edilizia. Per di più se si considera che nessun rappresentante palestinese era presente al Board di Trump. C’era invece Israele, che nel frattempo sta di fatto annettendo indisturbato la Cisgiordania. Il primo ministro israeliano Netanyahu durante il meeting ha sottolineato che non ci sarà alcuna ricostruzione per Gaza prima della demilitarizzazione dell’area. Hamas risponde con una nota rilasciata nella notte che le discussioni sul futuro di Gaza devono iniziare con la fine degli attacchi israeliani. «Ogni processo politico o accordo deve iniziare con la cessazione totale dell’aggressione, la revoca del blocco e la garanzia dei legittimi diritti nazionali del nostro popolo, in primo luogo il diritto alla libertà e all’autodeterminazione».

Donald Trump firma e ratifica il Board of Peace durante la prima riunione ufficiale
Il ruolo dell’Onu, i presenti al meeting

La pace per i palestinesi è ancora lontana, mentre le parole dette in sede del Board of Peace accrescono i timori europei sul futuro dell’Onu. I riferimenti a “poteri illimitati” dell’associazione fanno pensare di fatto ad un nuovo organismo per la diplomazia e la risoluzione dei conflitti, come le Nazioni Unite, ma a guida statunitense. Sta proprio in questo nodo, la predominanza del ruolo degli Stati Uniti, a non permettere all’Italia di

Antonio Tajani presente alla riunione del Board in qualità di osservatore

entrare nel Board. È la Costituzione che lo dice, nell’articolo 11: “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”. Ecco, questa parità non è garantita da Donald Trump. Al board era comunque presente il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, in “qualità di osservatore”. Dell’Ue, presenti come membri, solo Ungheria e Bulgaria. Gli altri paesi hanno inviato solo ambasciatori, e non ministri, come osservatori. Il presidente americano dal canto suo usa un tono conciliatorio nei confronti dell’Onu, che ha un «grande potenziale», anche se «c’è chi crede che non abbia futuro».

I progetti del Board su Gaza

A non avere un futuro, non fa male ribadirlo, è l’autodeterminazione del popolo palestinese. Mentre i potenti della terra fanno i conti senza l’oste e presentano rendering della “nuova Gaza”, come quello presentato dal miliardario Marc Rowan, in cui si vede una Gaza fatta di grattacieli e viali alberati. Per una ricostruzione della striscia si stima che serviranno 70 miliardi di dollari. Per ora quelli stanziati sono circa 20. Trump ha dichiarato il contributo statunitense di 10 miliardi di dollari. Altri 7 miliardi arriveranno da Kazakistan, Azerbaigian, Emirati Arabi Uniti, Marocco, Bahrein, Qatar, Arabia Saudita, Uzbekistan e Kuwait. Le Nazioni unite contribuiranno con 2 miliardi per l’assistenza umanitaria.

Gianni Infantino alla riunione del Board posa per le fotocamere

Anche Gianni Infantino, presidente della Federazione internazionale di calcio, era presente al board perché la Fifa «raccoglierà 75 milioni di dollari per progetti a Gaza, si occuperà di campi e impianti. Gianni porterà le sue star a Gaza, tutti le riconosceranno» , ha annunciato Trump, per poi tornare al suo show: «Voglio ringraziare Gianni e la Fifa per tutto quello che stanno facendo, mi hanno dato il primo ‘Peace Prize’. La Norvegia mi ha fregato» con il Nobel per la pace «e la Fifa mi ha premiato. Ma non mi importa. Non mi importa del Premio Nobel. Mi importa salvare vite, giusto perché sia chiaro…».

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